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Agricoltori “appesi” al Tar per evitare la beffa Imu

9 Gennaio 2015

Sono giorni cruciali per pagamento dell'Imu sui terreni agricoli montani. Il Tar del Lazio, rispondendo a un ricorso presentato dall’Anci, ha adottato una sospensiva sul pagamento, in un primo momento fissato al 16 dicembre e poi prorogato al 26 gennaio. Il Tribunale amministrativo, però, deciderà sull’imposta solo il 21 gennaio. Nel frattempo le associazioni modenesi scendono in campo per scongiurare una norma cervellotica e iniqua, che rischia di mettere in ginocchio le imprese agricole dell'appennino. In pratica, la norma obbliga al pagamento dell'imposta tutti i proprietari che possiedono un fondo nei Comuni in cui la sede municipale si trovi sotto ai 600 metri di quota.

Al legislatore non importa se il terreno in questione si trovi a mille metri di altitudine, ma che la sede di municipio, ovvero dove è ubicata fisicamente la casa comunale, si trovi sotto ai 600 metri; in questi Comuni tutti i proprietari di terreni, a parte alcuni casi in cui sono esentati solo gli imprenditori agricoli, sono obbligati a corrispondere l'Imu. Per fare un esempio del nostro territorio, si pensi alla frazione di Trentino del Comune di Fanano: mentre il muncipio si trova a 650 metri di altitudine, la zona bassa di Trentino arriva fino a 400 metri. In tal caso sono esentati sia i proprietari, sia gli imprenditori agricoli. Per contro, il caso di Guiglia, la cui casa comunale si trova a 490 metri ma molte zone del territorio superano i 600 metri. «Siamo appesi alla speranza che il Tar valuti il provvedimento non legittimo – spiega Lapam Confartigianato – per cancellare una norma cervellotica e dannosa. Nel nostro Appennino vi sono molti terreni classificati come agricoli ma che, di fatto, non producono alcun reddito. Pagare l'Imu su questi terreni rappresenta una tassa di possesso che penalizza un territorio già di per sé svantaggiato e dove si parla tanto della necessità di salvaguardia dal dissesto idrogeologico. Lo Stato chiede denaro a persone che possiedono terreni infruttiferi».

Fiducioso su una modifica del Decreto è invece il Direttore di Coldiretti Modena Antonio Ciri. «Il Ministro Martina ha dichiarato nelle ultime ore che è assolutamente prioritario modificare la normativa. Questo annuncio, a cui seguiranno certamente i fatti considerata la serietà e l’influenza del Ministro, testimonia l'efficacia dell’azione sindacale portata avanti dalla nostra associazione sia per prorogare il pagamento, sia per intervenire sugli organismi tecnici. Se nulla fosse modificato molte aziende a chiuderebbero, provocando un ulteriore spopolamento in un territorio in cui gli imprenditori agricoli rappresentano un presidio per prevenire il dissesto idrogeologico». «La nostra Confederazione è contraria a questo provvedimento e ritiene del tutto inaccettabile che a ridosso della scadenza dei termini di pagamento, gli agricoltori siano obbligati a pagare l’imposta in un’unica soluzione entro il prossimo 26 gennaio». Così, a sua volta, la Cia di Modena.

di Francesco Seghedoni – Gazzetta di Modena 9 gennaio 2015


Imu per i terreni agricoli – il Tar sospende il pagamento

IL TAR del Lazio, rispondendo a un ricorso presentato dall'Anci, ha emanato una sospensiva sul pagamento dell'Imu per i terreni agricoli montani (sopra i 600 metri di altitudine), pagamento previsto per il 26 gennaio. Il Tribunale amministrativo, però, deciderà definitivamente sull'imposta solo il 21 gennaio. «In pratica siamo appesi a questa speranza sottolinea il residente Lapam Confartigianato di Castelnovo Monti, Gabriele Arlotti per cancellare una norma che francamente non è solo cervellotica, ma dannosa. Nel nostro Appennino vi sono molti terreni classificati come agricoli ma che, di fatto, non producono alcun reddito per i proprietari. Pagare l'Imu su questi terreni rappresenta una tassa di possesso che penalizza ulteriormente un territorio già di per sé svantaggiato, come quello montano. Si parla tanto della necessità di salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico (i recenti casi di frane e alluvioni confermano l'urgenza di interventi di risanamento) e, come risposta, lo Stato chiede denaro a persone che possiedono terreni infruttiferi. Ci sfugge la logica conclude il dirigente Lapam Confartigianato evidentemente l'unico obiettivo è fare cassa e non si vedono interventi a favore della montagna e delle persone che in queste zone vivono e lavorano. Questi provvedimenti hanno come corollario l'accelerazione dello spopolamento della montagna. Francamente non ne capiamo il motivo».

il Resto del Carlino REGGIO EMILIA ven, 9 gen 2015

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