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Lavoro: i problemi legati alle certificazioni per assenze causa Covid-19

3 Novembre 2020

Lunedì 2 novembre un articolo del Sole 24 Ore ha evidenziato le difficoltà delle ASL nel “trasmettere tempestivamente i provvedimenti cartacei necessari ad attestare la malattia o la quarantena collegata a Covid-19”. Soprattutto se queste vengono comunicate alle ASL via telefono. 

Una situazione che impatta sulle imprese, dato che solo l’autorità sanitaria competente può “attivare” e certificare l’assenza per malattia o quarantena Covid-19 di un lavoratore – così come previsto dal DL 18/2020 (cd. Decreto Cura Italia) – ma anche sul dipendente che non può recarsi a lavoro e allo stesso tempo è privo di certificazione medica. 

Cosa stabilisce l’INPS

Ad oggi, martedì 3 novembre, l’INPS è già intervenuta tre volte (vedi circolari n.2584 e n.3653 e n.3871) sull’art. 26 del “Decreto Cura Italia”, cioè sul diritto alla tutela della malattia per alcuni eventi/assenze riconducibili all’epidemia Covid-19. Nel suo ultimo chiarimento l’ente ha ribadito come l’equiparazione alla malattia della quarantena con sorveglianza attiva, o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva, può essere riconosciuta solo in presenza di un procedimento di natura sanitaria.
Il lavoratore deve quindi avere “idonea certificazione di malattia attestante il periodo di quarantena sul quale il medico curante è chiamato ad indicare gli estremi del provvedimento emesso dall’operatore di sanità pubblica“.

Nel caso in cui il medico curante non disponga delle informazioni relative al provvedimento ASL, l’INPS stabilisce che queste “dovranno essere acquisite direttamente dal lavoratore interessato presso l’operatore di sanità pubblica e comunicate successivamente all’INPS mediante i consueti canali di comunicazione (posta ordinaria o PEC)”. Un passaggio che trascura il ruolo del datore di lavoro che utilizza tali informazioni per gestire elaborazioni e adempimenti e su cui urgono ulteriori chiarimenti. 

Il caso Veneto

Per cercare di semplificare e velocizzare questo iter, il 31 ottobre Regione Veneto ha emanato l’ordinanza n°148 in cui – all’allegato 1 – dispone il potenziamento delle aziende sanitarie locali, rendendo i medici di base ufficiali di sanità pubblica. Tra le altre cose (effettuare tamponi, stabilire il contact tracing dei pazienti, etc) essi potranno ora disporre la misura di quarantena obbligatoria, rilasciando le certificazioni necessarie ai fini INPS previste per legge per le assenze dal lavoro. 
Una modus operandi che potrebbe essere imitato anche da altri territori. 

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