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La dimensione sociale dell’impresa Welfare e Nuova economia

24 Ottobre 2014

All'ultimo evento del ciclo 'Made in Lapam', il professor Zamagni protagonista a Modena

Sono sempre di più le imprese che operano nel welfare. Una vera e propria 'nuova economia' che merita attenzione e che va studiata proprio perché crea posti di lavoro e contribuisce al benessere della comunità. 'La dimensione sociale dell'impresa Welfare e nuova Economia': è stato questo il titolo scelto per l'ultimo appuntamento del ciclo 'Made in Lapam', proposto da Lapam Confartigianato Modena e Reggio Emilia.

“Oltre al volontariato in Italia sono 700.000 le persone che operano come addetti del settore del welfare, settore che ha un volume di affari pari a quasi 70 miliardi – ha sottolineato Carmelo Rigobello, consulente Confartigianato – Oggi però il Terzo settore soffre i forti tagli pubblici e la diminuzione delle convenzioni. Come Confartigianato stiamo cercando di dare dignità piena al terzo settore contaminando con progetti ad hoc il mondo delle imprese e sostenendo iniziative sul territorio che pongano al centro il ben-essere”.

I modelli di welfare europei o sono stati messi sotto pressione da importanti cambiamenti demografici, economici e sociali – ha sostenuto il professor Stefano Zamagni – il progressivo invecchiamento della popolazione, le crescenti aspettative in materia di salute, i maggiori rischi di non autosufficienza, la discontinuità lavorativa e di reddito, le tensioni sul debito pubblico hanno reso progressivamente insostenibili sistemi di assistenza e previdenza ideati in passato. In Italia, mentre il settore pubblico non dispone più di tutte le risorse necessarie a rispondere alla domanda di protezione sociale, anche il tradizionale contributo di reti informali, come la famiglia, mostra segni di debolezza. Per recuperare la sostenibilità finanziaria e sociale nel lungo periodo è necessario, quindi, un ripensamento del welfare redistributivo, nella direzione di una maggior sinergia tra pubblico e privato, che garantisca equità ed efficienza. Questo si può ottenere passando ad un welfare generativo che non mira a migliorare la condizione di vita dei soggetti, ma mira a migliorarne le capacità in modo da renderli poi autosufficienti. Si deve passare da un modello gerarchico (welfare redistributivo), a un modello di sussidiarietà circolare in cui enti pubblici, mondo dell'impresa e i corpi intermedi lavorino per il benessere collettivo”.

“L'impegno di Lapam ha lo scopo di rafforzare il ruolo del Terzo Settore al fine di migliorare la comunità locale – sottolinea Erio Luigi Munari, presidente generale Lapam – poichè le realtà no profit costituiscono una risorsa fondamentale per le comunità. Proprio guardando al futuro Lapam si pone l'obiettivo di conoscere da vicino questo settore per poter identificare e realizzare una rete di servizi strutturati e intercettare attese e valori dei cittadini a cui garantire una migliore qualità di vita. La crisi del sistema sociale ha costretto le amministrazioni pubbliche statali e locali a rivedere priorità e modalità di erogazione dei servizi socio assistenziali, avviando una riflessione sul come favorire l'organizzazione di una rinnovata responsabilità civile, capace di soddisfare domande e bisogni laddove il pubblico, per ragioni diverse, non è più in grado di fornire risposte adeguate”.

Prima Pagina Modena 24 ottobre 2014


Il futuro del welfare in Italia secondo il prof. Zamagni

“La dimensione sociale della impresa Welfare e nuova Economia” era il titolo dell'ultimo appuntamento del ciclo 'Made in Lapam', proposto da Lapam Confartigianato Modena e Reggio Emilia. Protagonista il prof. Stefano Zamagni, docente dell’ateneo bolognese. «I modelli di welfare europei sono stati messi sotto pressione da importanti cambiamenti demografici, economici e sociali – ha detto Zamagni – il progressivo invecchiamento della popolazione, le crescenti aspettative in materia di salute, i maggiori rischi di non autosufficienza, la discontinuità lavorativa e di reddito. Per recuperare la sostenibilità finanziaria e sociale nel lungo periodo è necessario un ripensamento del welfare redistributivo, nella direzione di una maggior sinergia tra pubblico e privato. Si deve passare da un welfare generativo che non mira a migliorare la condizione di vita dei soggetti ma a migliorarne le capacità per renderli successivamente autosufficienti. Si deve passare da un modello gerarchico (welfare redistributivo), a un modello di sussidiarietà circolare».

Gazzetta di Modena 24 ottobre 2014


«Sempre più imprese operano nel welfare»

«Sono sempre di più le imprese che operano nel welfare. Una vera e propria ‘nuova economia’ che merita attenzione e che va studiata proprio perché crea posti di lavoro e contribuisce al benessere della comunità». Per questo Lapam ha organizzato un convegno su questo tema. «L’impegno di Lapam ha lo scopo di rafforzare il ruolo del terzo settore al fine di migliorare la comunità locale — sottolinea Erio Luigi Munari, presidente generale Lapam — poichè le realtà no profit costituiscono una risorsa fondamentale per le comunità. Proprio guardando al futuro Lapam si pone l’obiettivo di conoscere da vicino questo settore per poter identificare e realizzare una rete di servizi strutturati e intercettare attese e valori dei cittadini a cui garantire una migliore qualità di vita. La crisi del sistema sociale ha costretto le amministrazioni pubbliche statali e locali a rivedere priorità e modalità di erogazione dei servizi socio assistenziali, avviando una riflessione sul come favorire l’organizzazione di una rinnovata responsabilità civile, capace di soddisfare domande e bisogni laddove il pubblico, per ragioni diverse, non è più in grado di forni».

il Resto del Carlino MODENA ven, 24 ott 2014


Fotografie dell'evento:

 

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