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Bonus edilizi: scongiuriamo il fallimento delle imprese

Il blocco del mercato dei crediti fiscali legato ai bonus edilizi, a partire dal Superbonus 110%, è problema ormai noto: banche che sospendono l’acquisto di nuovi crediti, Poste Italiane che hanno chiuso alle imprese e comprano credito solo da persone fisiche, ora Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che non ha ancora attivato le procedure di acquisto.

Tutte situazioni generate dalla stretta sulla cessione dei crediti, che ha condizionato costi e tempi di gestione da parte degli intermediari bancari e finanziari in genere. A farne le spese sono i cittadini  e le imprese della filiera delle costruzioni, soprattutto quelle artigiane, che restano con il cassetto fiscale pieno di crediti, ma senza liquidità e con il rischio di non avere capienza per compensare direttamente il credito.

Siamo al paradosso: ci sono centinaia di imprese sul territorio e migliaia in tutto il Paese che, pur lavorando a pieno regime in un mercato potenziale ancora ampio, rischiano di fallire per crediti, perché da un momento all’altro il meccanismo si è fermato. Mettiamoci nei panni di un imprenditore che ha firmato un contratto per una villetta o un installatore di caldaie che ha realizzato tanti micro-interventi con lo sconto in fattura e ora è a corto di soldi. Sono situazioni pesanti per una piccola impresa o un artigiano, che non dipendono dalla competenza professionale o dalla qualità del lavoro, ma da fattori indipendenti dallo loro volontà. 

Le nostre proposte ad ABI

L’urgenza, allora, è far ripartire le cessioni per scongiurare il fallimento di migliaia di imprese artigiane e il blocco dei cantieri avviati. Proprio per questo motivo Confartigianato Lapam, a livello nazionale, ha sottoposto ad ABI (Associazione bancaria italiana ndr.) una serie di proposte: interventi di semplificazione delle procedure mediante la definizione di sistemi organizzativi per l’interoperabilità delle istruttorie tra i diversi Istituti, piuttosto che l’allargamento della platea di soggetti privati, che possa acquistare crediti dalle banche. Vediamo con favore, anche la proposta di convertire i crediti in titoli di stato nell’ottica di risolvere il problema dell’esaurimento degli spazi fiscali.

Infine siamo stati promotori della richiesta di abolizione dell’obbligo della certificazione SOA,  per le imprese esecutrici di lavori  nei cantieri, cosa palesemente irrealizzabile per l’intera platea delle micro e piccole imprese della filiera. La situazione è contorta ma è necessario e urgente trovare una soluzione rapida, che eviti il collasso del comparto costruzioni.

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