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Il Presidente Generale Lapam: “Decreto primo passo ma timido”

“Una prima risposta che apprezziamo, ma moltissimo, purtroppo, resta da fare, a partire dal rinvio dei versamenti del 16 aprile perchè è facile prevedere che saremo ancora in grave stato di necessità. Anzi, i versamenti del periodo di questa emergenza vanno aboliti: come può una impresa che non lavora trovare le risorse necessarie per pagare tasse, imposte e contributi quando non produce ricavi?”.

Il Presidente di Lapam Confartigianato Gilberto Luppi commenta così il Decreto Legge ‘Cura Italia’ varato ieri da Governo e sottolinea l’importanza che gli interventi siano stati estesi a tutti i settori e a tutti i territori.

Un primo passo troppo timido, che dovrà essere accompagnato da altri più consistenti.

“L’impatto economico dell’emergenza coronavirus sugli artigiani e sulle micro e piccole imprese è vastissimo – sostiene Luppi – e saranno necessarie ulteriori misure per venire in aiuto agli imprenditori che in queste condizioni sono impegnati nel contenimento dei danni e a resistere sul mercato. Dopo queste prime misure andrà quindi affrontata la fase due con ulteriori interventi e, a emergenza sanitaria conclusa, saranno necessari provvedimenti dedicati agli indennizzi per i danni subiti dalle imprese e a rilanciarne l’attività. Non possiamo pensare – sottolinea il presidente Lapam – che le imprese possano rialzarsi da sole, come è già avvenuto in altre circostanze.

Questa crisi, questa emergenza, è ben peggiore rispetto a quella finanziaria iniziata nel 2008, anche per la rapidità con cui mette in ginocchio le imprese”.

“Il Decreto – spiega ancora il Presidente Lapam Confartigianato – recepisce alcune nostre sollecitazioni per la sospensione e la proroga di versamenti e adempimenti e le misure di tutela del lavoro. Avevamo chiesto la sospensione di tutti i versamenti di imposte, tributi e contributi fino almeno per ora al 30 aprile; il rinvio di ogni tipo di scadenza e adempimento che ricade entro il 30 aprile; la moratoria dei mutui in essere fino al 31 dicembre 2020; la copertura delle sospensioni dal lavoro con forme di deroga di cassa integrazione per tutti dipendenti. Ora sollecitiamo la soluzione del problema della miriade di adempimenti delle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione: chiediamo siano tutti prorogati“.

Ma Luppi fa un altro ragionamento:

“Restano evidenti tre cose: la prima è che, a dispetto di chi continua a dire che noi piccoli siamo la spina dorsale del Paese, i piccoli (ancora una volta, e questa volta in modo pesantissimo) saranno quelli maggiormente penalizzati. Non so se è chiaro a tutti, ma senza interventi robusti e coordinati (come, pare, finalmente stiano cominciando a circolare almeno a livello di idee in Europa) non riusciremo a contare le imprese che chiuderanno. Un secondo tema riguarda un aspetto inaccettabile: ci sono già grandi imprese che hanno mandato lettere ai propri fornitori dilazionando i pagamenti in modo unilaterale. Non possiamo accettare che la crisi di liquidità dei ‘grandi’ sia riversata sui piccoli: non possiamo fare da banca alle grandi imprese.

Da ultimo una parola sul ‘rimborsino’ per autonomi e le partite Iva: 600 euro una tantum, con un ipotizzato click day per scegliere chi potrà fruirne sono una presa in giro. Il click day è una lotteria e soprattutto chi non ha la banda larga, perché vive in zone svantaggiate, è tagliato fuori.

L’Italia è un grande Paese, sono certo che riusciremo a ripartire anche dopo questa tremenda mazzata, ma lo Stato deve essere parte fondamentale della soluzione. Se le piccole imprese saranno lasciate sole non andrà tutto bene”. 

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