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“In Europa l’Italia sta perdendo credibilità. Lavoro, giustizia e ambiente sono la nostra bandiera”

Dall’Emilia Romagna all’Europa

Politologa, saggista, ex vicepresidente di Regione Emilia Romagna, Elisabetta Gualmini è stata eletta al Parlamento Europeo con quasi 80mila preferenze. Ecco cosa ci ha raccontato a pochi giorni dal suo arrivo a Bruxelles

Dottoressa Gualmini, con oltre 79 mila preferenze è risultata la seconda candidata più votata nella circoscrizione Nord Est (dove era candidata insieme a Carlo Calenda, recordman per il PD ndr.). Che ruolo intende svolgere a Bruxelles e Strasburgo?
«Sì, alla fine ho raccolto quasi 80 mila preferenze, davvero tante per un’esordiente come me. Devo ringraziare moltissimo tutti quelli che mi hanno sostenuto e che hanno scritto il mio nome; è una responsabilità molto grande e farò di tutto per essere all’altezza del compito. Penso che questa legislatura sia una delle più importanti a livello europeo perché si deciderà se dare forza, gambe e nuova progettualità all’Europa, oppure se rassegnarci ad un lento declino così come vorrebbero i sovranisti. Rimanere isolati o distruggere il progetto europeo sarebbe una tragedia per il nostro paese che deve competere con grandi continenti ed essere in grado di contare sullo scenario globale».

Per le piccole e micro imprese italiane diventa sempre più vitale accedere a bandi e agevolazioni previsti dai piani di sviluppo europeo, tagliati spesso a misura di grandi imprese capaci di investire in ricerca e sviluppo e muovere i propri rappresentanti in modo compatto. Come si relazionerà con i suoi colleghi italiani e come intende sostenere il nostro tessuto produttivo?
«Le PMI sono l’infrastruttura dominante della nostra economia. Ne sono ben consapevole; il valore aggiunto creato dalle imprese artigiane, dal commercio, dalle medie imprese del metalmeccanico, dell’agrolimentare, del ceramico e del tessile e la capacità di export di questo settore sono fattori strategici per l’Italia e per l’Europa. Non è accettabile che ai finanziamenti europei accedano solo le grandi imprese o le multinazionali; occorre semplificare le norme e soprattutto far sì che le istituzioni europee e noi deputati facciamo da vero “ponte” verso gli imprenditori dando loro strumenti e informazioni per ottenere finanziamenti e opportunità. Sono moltissimi i fondi a livello europeo che possono essere utilizzati; sia quelli intermediati dalla regione ER sia quelli a cui si accede direttamente, penso per esempio ai finanziamenti della Banca europea degli investimenti. Le PMI non possono trovarsi davanti delle barriere; dobbiamo fare in modo che ci sia maggiore semplificazione e meno burocrazia. Io ho chiesto di far parte della commissione “Lavoro e Welfare” e penso che proprio lì discuteremo di fondi europei e di misure a favore dell’occupazione e dell’imprenditorialità; mi impegnerò per portare a casa risultati concreti».

Aveva previsto che dopo il voto europeo non ci sarebbe stato uno stravolgimento del Parlamento. Come si stanno configurando i vari gruppi e quale ruolo vuole giocare il PD in questo scacchiere?
«I partiti anti-europei e nazionalisti hanno preso pochi voti e soprattutto sono dispersi tra diversi partiti. Per farle un esempio Salvini e la Le Pen formeranno insieme ai nazionalisti tedeschi un nuovo gruppo, dal nome identità e democrazia; ma i polacchi di estrema destra e Giorgia Meloni aderiranno ad un partito diverso ( “Conservatori e riformisti”) e gli Ungheresi di Orban non vogliono ancora separarsi dal PPE. Quindi la forza dei sovranisti sarà molto inferiore alle aspettative anche sul piano degli incarichi nei diversi organismi. Il partito popolare e l’alleanza progressista sono ancora i primi partiti in Europa; dovranno però allearsi con i Verdi o con il partito liberale per raggiungere la maggioranza. Ma la maggioranza è saldamente europeista, per fortuna».

Con questi nuovi assetti ci sarà spazio per combattere il cosiddetto “dumping” fiscale e salariale che crea squilibri devastanti tra aziende di diversi paesi membri della UE?
«Ci deve essere questo spazio. Non è possibile che ci siano grandi sperequazioni nei salari e nel costo del lavoro in diversi contesti geografici nella stessa Europa. Occorre disincentivare le delocalizzazione ed evitare che i lavoratori vengano sfruttati o sottopagati. Così come occorre che le imprese paghino tutte lo stesso ammontare di tasse e non siano esentate o facilitate da presunti paradisi fiscali. Anche le multinazionali del web devono pagare le tasse agli stati in cui esercitano la propria attività e traggono enormi profitti. Così come deve esistere un minimo di imposizione fiscale omogeneo tra tutti i paesi europei. Queste sfide sono già presenti da tempo nel dibattito europeo; occorre che l’Italia abbia la forza di imporre delle soluzioni in maniera determinata e unita. Se però il nostro governo continua a farsi scherno delle istituzioni europee e a criticare l’Europa non è facile avere credibillità e portare a casa risultati».

Lei ha scritto che il PD di Renzi non ha saputo comunicare ciò che di buono ha fatto. Eppure nemmeno ora, di fronte alla carica populista, il suo partito sembra capace di uscire dall’angolo…
«Il PD sta ancora attraversando una fase di transizione dopo una pesante sconfitta. Va sottolineato però, a differenza di quello che viene detto pubblicamente, che alle europee in Emilia Romagna il PD è salito dal 25% circa ad oltre il 31% guadagnando 35mila voti in più. Quindi una lenta risalita c’è. Abbiamo un problema significativo di “agenda” a mio parere; dobbiamo essere più determinati e uniti nel proporre un’alternativa chiara a un governo che ci sta portando alla deriva; che sta irresponsabilmente distruggendo i conti pubblici e cerca un isolamento completo dall’Europa. L’Italia ha perso qualsiasi credibilità e autorevolezza nello scenario internazionale e noi dobbiamo spiegare alle persone che non si fa politica solo con la propaganda, la demagogia e le ricette iper-semplificate. Le nostre bandiere devono essere il lavoro giusto ed equo, l’innovazione e la crescita, la giustizia sociale e l’ambiente. Mi auguro che Zingaretti riesca a imporre con forza questi temi in agenda».

A proposito di Emilia Romagna, da ex vicepresidente regionale e assessore alle politiche sociali, ma soprattutto da politologa, cosa si aspetta dalle prossime elezioni regionali?
«Io sono ottimista sulle elezioni regionali. L’ultima tornata di elezioni amministrative ha dato esiti molto positivi. Laddove avevamo persone credibili e competente, come nel caso di Modena, che abbiamo ricandidato abbiamo ottenuto straordinarie vittorie. Il PD ha una straordinaria ricchezza, fatta dei suoi sindaci, amministratori e persone che con competenza e passione si dedicano alle proprie comunità. Contano più le persone che le correnti o i microposizionamenti. Bonaccini ha una grande credibilità; ha fatto notevoli innovazioni in regione (penso anche a quelle sul versante sociale e del lavoro) in un contesto di servizi alla persone di grande qualità e di indicatori economici molto più positivi che altrove in Italia. Dovremo combattere contro una Lega sicuramente molto forte; ma non penso che i cittadini emiliano-romagnoli vogliano consegnare la regione a chi predica politiche di chiusure e regressione; di immobilismo e freno su qualsiasi versante. Vogliamo guardare avanti e non indietro».

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