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Luppi: “Parola d’ordine vaccinare, anche in azienda appena possibile. Preoccupano il calo dei lavoratori indipendenti e il prezzo crescente delle materie prime”

L’analisi delle previsioni pubblicate la scorsa settimana dal Fondo Monetario Internazionale evidenziano che nel 2022 l’Italia sarà il paese dell’Eurozona più colpito della recessione Covid-19. E anche il nostro territorio, di conseguenza, subirà pesanti ripercussioni. Cosa dobbiamo fare? È semplice: vaccinare al ritmo più alto possibile e fare pressioni sulle case produttrici di vaccini affinché aumentino gli approvvigionamenti.

Gilberto Luppi, Presidente Lapam Confartigianato, commenta così gli andamenti dell’economia e i riflessi sulle micro e piccole imprese analizzati dall’Ufficio Studi Confartigianato Lapam. La prospettiva della ripresa è condizionata da fattori di debolezza congiunturale, in un contesto che registra un ritardo delle vaccinazioni nell’Unione europea: al 9 aprile scorso le vaccinazioni al giorno per milione di popolazione sono 4.009 in Italia e 4.309 nell’Unione europea; il ritmo nel nostro Paese è inferiore del 19,6% a quello del Regno Unito (5.448) e del 55,8% a quello degli Stati Uniti (9.069).

Sulle vaccinazioni in azienda siamo pronti per raccogliere la sfida. Chiariti nel Protocollo alcuni aspetti tecnici, il nodo che resta aperto, emerso anche nella prima riunione a livello regionale dei giorni scorsi, è la mancata disponibilità dei vaccini, per cui è difficile individuare date per partire. Intanto però è possibile definire con le autorità preposte alla gestione della pandemia e del Piano vaccinale in Italia le modalità di intervento e l’organizzazione logistica e sanitaria per potere procedere in totale sicurezza e rapidità con le vaccinazioni quando sarà possibile. Basta solo pensare alla necessità attuale per molti vaccini di garantire la catena del freddo. Nello stesso tempo ci possiamo muovere per verificare la possibilità di fare degli accordi con le strutture sanitarie convenzionate, o con i sanitari disponibili, per essere pronti in qualsiasi momento ad avviare le vaccinazioni per gli imprenditori e i lavoratori delle aziende nostre associate.

Tornando all’indagine, a gennaio 2021 la dinamica della produzione manifatturiera, su base trimestrale, rimane ancora in territorio negativo (-1,6%) a fronte di un aumento (+4,3%) registrato nella media Ue a 27. Il report esamina poi l’andamento del made in Italy, evidenziando le incertezze di inizio anno: le esportazioni extra Ue, per cui sono già disponibili le stime preliminari di febbraio 2021, dopo la crescita di novembre (+2%) e dicembre 2020 (+4,1%), sono ritornate in territorio negativo a gennaio (-12,7%) e febbraio 2021 (-7,3%).

C’è un altro dato che valutiamo come molto preoccupante. Lo studio sul mercato del lavoro evidenzia come ci sia un calo molto evidente del lavoro indipendente, con un -6,8% nell’ultimo trimestre il calo più profondo dal 2005, da quando cioè questo dato viene rilevato. In Emilia-Romagna le cose vanno leggermente meglio, con un -3,4%, ma in questo dato c’è un calo molto più accentuato delle donne (-7%). Questa crisi spaventa e allontana le persone dalla scelta di mettersi in proprio, un dato che va analizzato con attenzione e che mostra una grave mancanza di fiducia. Del resto i dati ci confermano che quasi una micro piccola impresa su due (il 45,4%) è esposta a un rischio strutturale e quindi rischia seriamente di non farcela, mentre più di un quarto del totale (il 26,3%) è comunque esposta a fragilità.

Infine l’analisi esamina le accentuate tensioni sui prezzi delle commodities energetiche e dei metalli: i livelli sono in crescita repentina e questo mette in difficoltà le nostre imprese esportatrici: nel 2020 il settore dei prodotti in metallo ha perso il 10,5% del fatturato e il 10,3% dell’export.

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