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La Marchigiana, Daniela Diletti e la sua storia d’impresa

Ciao, sono Daniela Diletti e il prossimo 8 febbraio sarò a Reggio Emilia per un evento pubblico organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori Lapam. Per l’occasione l’associazione mi ha chiesto di scrivere un’anticipazione degli argomenti che affronteremo durante la serata.

Ebbene, siamo difronte ad una grande sfida: la crisi del sistema manifatturiero italiano. Da decenni le imprese manifatturiere italiane lamentano la scarsità di personale specializzato, specialmente in vista del necessario cambio generazionale, previsto nei prossimi cinque/dieci anni.

D’altronde, basta entrare nelle fabbriche e nei laboratori artigiani per vedere che l’età media dei pochi addetti è di cinquant’anni. Cosa è successo al settore? Perché il paese delle eccellenze che ha fatto del Made in Italy il brand più forte al mondo, si ritrova senza mani capaci di reggere otto ore di lavoro manuale? Di chi è la colpa? Chi ha allontanato le menti brillanti, sempre state presenti nelle catene di montaggio italiane, dalle province laboriose del centro Italia? Chi deciso che fare le cose non fosse più lodevole dal punto di vista sociale? Chi ha deciso che il lavoro intellettuale vale più di quello manuale, se viviamo in una società fondata sui consumi?

Queste sono alcune delle domande da porsi dinanzi ad un sistema entrato in crisi nell’esatto momento in cui la generazione dei Millennials è stata mandata a forza nelle Università italiane e straniere, proprio da quelli che il Made in Italy lo avevano tirato su con il Genius loci e la determinazione di chi usciva dalla povertà. Così, i nati tra il 1981 e il 1996, usciti da quelle università in cui erano stati mandati per diventare migliori dei propri genitori, si sono trovati davanti ai seguenti scenari: assunzioni asfaltate in tutti i settori dalla crisi finanziaria del 2007, aziende di famiglia con flusso di cassa prosciugato e bloccate dalla frase: abbiamo sempre fatto così, ora arrivi tu e pensi di saperne più di me che questa azienda l’ho fondata trent’anni anni fa”.

La mia storia

Potrebbe sembrare un film dell’orrore, invece è la mia storia, quella de “La Marchigiana” e ve la racconterò mercoledì 8 febbraio a Reggio Emilia, per trovare le nostre similitudini e individuare insieme soluzioni concrete a problemi comuni, come:

  • la digitalizzazione dell’impresa (dai processi produttivi a quelli commerciali);
  • il reclutamento di forza lavoro entusiasta e volenterosa;
  • la conservazione del patrimonio di conoscenze tecniche accumulate negli anni dalle prime generazioni;
  • la relazione padri/figli nelle imprese familiari;
  • l’introduzione di sistemi produttivi meno rischiosi e più proattivi, fondati sulle PR e le tendenza a fare squadra, a fare community.

Nel 2023 il tessuto imprenditoriale italiano, composto per la stragrande maggioranza di micro e piccole imprese, ha molte sfide davanti a sé. La più grande, a mio avviso, è quella di attrarre i giovani, rendere il settore manifatturiero il “the place to be” per un ventenne che, se lasciato in balia della scuola e del web, sceglie la strada più semplice e spesso, la più infelice. Il lavoro manuale, se rinnovato, se emancipato dagli stereotipi, può diventare terapeutico per la generazione figlia dei Millennials.

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