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Le nostre proposte alla politica

15 Gennaio 2018

“La Legge di Bilancio è, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, contraddistinta da luci e ombre. Vogliamo mettere al centro del dibattito, e sapere cosa ne pensano i candidati dei nostri territori alle prossime elezioni politiche, alcuni nodi che ci paiono centrali. Uno riguarda la liquidità per le imprese, uno è il paradosso di tassare le tasse, l’ultima è una questione di metodo che diventa di merito e di giustizia”. Il Presidente Lapam Confartigianato, Gilberto Luppi (in foto), fa il punto della situazione e presenta alcune proposte concrete al mondo politico in vista delle prossime elezioni.

“La liquidità delle imprese, soprattutto quelle che lavorano per la Pa, è minata dal cosiddetto split payment, ovvero il principio secondo cui l’amministrazione pubblica paga le fatture al netto dell’Iva, togliendo di fatto liquidità immediata alle imprese. Si tratta, sostiene il legislatore, di una misura per combattere le frodi Iva e l’evasione ed è stato prorogato fino al 30 giugno 2020. Ebbene, questa misura diventa semplicemente inutile e proponiamo di abolirla perché, dal primo gennaio 2019, la fatturazione elettronica diventerà obbligatoria per tutti e, come conseguenza, le paventate frodi Iva vengono definitivamente sconfitte. Perché allora mantenere questo sistema? Non sarà forse per permettere all’erario di pagare meno?

I punti per cui ci battiamo

Altro tema, legato a questo. La Legge di Bilancio ha ridotto drasticamente i termini entro cui esercitare la detrazione Iva. Da oltre due anni il termine tassativo diventa il 30 aprile dell’anno successivo a quello di fatturazione. Oltre questo termine non è più possibile operare la detrazione. E poi ci lamentiamo dei 2 centesimi delle sportine…”.

Il Presidente Lapam prosegue: “Secondo punto che battiamo da anni inascoltati. La deducibilità dell’Imu dal reddito d’impresa, di lavoro autonomo e ai fini Irap. In buona sostanza la norma vigente prevede una deducibilità parziale dal reddito del 20% e l’indeducibilità ai fini Irap. Ovvero, in Italia si pagano le tasse sulle tasse. Abbiamo fatto i conti a livello nazionale: portare al 100% questa deducibilità, una misura di semplice buon senso, costerebbe un terzo dell’abolizione del canone Rai o di quella delle tasse universitarie e un quinto dell’abolizione del bollo auto, tanto per fare solo qualche esempio di ‘sparate’ da campagna elettorale (e c’è anche di peggio…). Costerebbe, a regime, 629 milioni di euro che resterebbero nella disponibilità delle imprese per dare respiro e far aumentare gli investimenti e i posti di lavoro. Ma non siamo così esosi da volere ‘tutto e subito’: la proposta Lapam Confartigianato è di aumentare gradualmente questa deducibilità in tre anni portandola prima al 40% (per un minor gettito di 157 milioni di euro il primo anno), poi al 70% (con ulteriori 236 milioni risparmiati dalle imprese), per arrivare al 100% (con altri 236 milioni), per un totale a regime di 629 milioni. Ricordiamo che le imprese modenesi versano 147 milioni di euro di Imu, quelle reggiane 101…”.

C’è un terzo punto, l’ultimo sulla Legge di Bilancio. Ancora Luppi: “Il differimento della disciplina dell’Iri (imposta sul reddito d’impresa). Inserita nella Finanziaria licenziata a fine 2016, entrata in vigore il primo gennaio 2017 e riguarda le imprese individuali e le società di persone in regime di contabilità ordinaria. L’Iri, senza eccedere in tecnicismi, permetteva di realizzare un risparmio d’imposta per questo tipo di piccole società e imprese. Ebbene, molti hanno cominciato ad adeguarsi nel corso del 2017 ad esempio commisurando gli anticipi Irpef al nuovo regime, ma la Legge di Bilancio ha pensato bene (a pochi giorni dall’entrata in vigore del provvedimento) di cambiare le carte in tavola e di procrastinare al primo gennaio 2018 l’entrata in vigore dell’Iri. Motivo? Possiamo immaginare che, così facendo, lo Stato incamererà un introito maggiore. Insomma, mancava un asso per calare il poker e chi ha portato le carte è andato a cercarselo in mezzo al mazzo”.

 

Altro tema importante è quello energetico. Secondo i dati di uno studio Confartigianato Lapam, infatti, lo spread Italia-Unione Europea è al 29% (una percentuale altissima) e il nostro Paese è primo in Europa per il prezzo industriale del gasolio. In Italia, poi, la tassazione sull’energia pesa maggiormente sulle imprese consumatrici: la percentuale sul gettito totale delle imposte energetiche sulle imprese è del 53,2% in Italia, contro il 46,6% della Francia, il 41,9% della Germania e il 40,3% della Spagna. In pratica lo squilibrio della tassazione energetica pesa in modo determinante sulla competitività delle imprese manifatturiere italiane. In valore assoluto la tassazione energetica per ciascun addetto nella manifattura costa 1.125 euro in Italia, a fronte dei 485 euro della Francia, dei 399 della Germania e dei 393 della Spagna. Insomma, per fare una sintesi, le imprese italiane della manifattura sono sfavorite non solo per il costo dell’energia più elevato dettato dalla mancanza di fonti ‘domestiche’, ovvero dal fatto che l’Italia importa la maggior parte dell’energia dall’estero, ma anche dalla tassazione più elevata. “Allora – sottolinea il Presidente Lapam – invece di fare le battaglie sull’abolizione di questa o di quella tassa, perché i politici in campagna elettorale non propongono di diminuire l’imposizione fiscale sull’energia, liberando le imprese manifatturiere italiane e aumentando di colpo competitività, posti di lavoro e ricchezza del Paese?

Infine – conclude Luppi – a proposito delle perplessità espresse dalla commissione del parlamento Europeo sulle petizioni, con lettera inviata all'assessorato all'ambiente della Regione Emilia Romagna, prendiamo atto con soddisfazione dell’esauriente risposta della Regione che esclude problematiche e che ribadisce l’importanza strategica della Cispadana stessa. A questo punto però ci chiediamo cosa manchi per partire: da parte nostra, da sempre, c’è il parere favorevole per una infrastruttura che serve allo sviluppo del territorio, chiederemo ai candidati dei diversi schieramenti di esprimersi”.

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