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“Lotta alla criminalità organizzata, salario minimo europeo e tutela del made in Italy”

Da Reggio Emilia a Bruxelles

Giornalista, parte civile nel processo Aemilia, scelta come capolista del Movimento 5 stelle nella circoscrizione Nord Est, Sabrina Pignedoli è stata eletta al Parlamento Europeo. Ecco cosa ci ha raccontato a pochi giorni dal suo arrivo a Bruxelles.

Signora Pigendoli, quali obbiettivi si è posta nel suo mandato da europarlamentare
«I temi da portare avanti sono molti. Uno che mi sta a cuore è quello del contrasto alle mafie che si può compiere cercando di realizzare una migliore cooperazione internazionale in materia ed estendendo la normativa antimafia italiana agli altri paesi dell’Unione. Ma mi occuperò anche di antifrode, di contrasto alla criminalità ambientale, di tutela del made in Italy. Tutti temi centrali delle commissioni in cui sono stata inserita».

Può aiutarci a capire in quale gruppo e con chi si alleerà il Movimento 5 stelle nel Parlamento Europeo uscito dalle ultime elezioni?
«Il Movimento 5 Stelle ha iniziato la legislatura al Parlamento europeo nel gruppo dei non iscritti. Siamo consapevoli che per esercitare al meglio il nostro ruolo di europarlamentari e per difendere al meglio cittadini e imprese sia molto importante far parte di un gruppo politico dove vengono assegnati regolamenti e direttive e si possono presentare emendamenti in tutte le fasi del processo legislativo. Consideriamo l’opzione dei non iscritti come temporanea, al momento non si sono verificate le condizioni politiche per la creazione di un gruppo nuovo o per il nostro ingresso in uno già esistente, ma il dialogo con le altre forze politiche europee continua. L’elezione di Fabio Massimo Castaldo a vicepresidente del Parlamento europeo e l’incontro con il Presidente designato della Commissione europea Ursula Von der Leyen sono buoni segnali che dimostrano che il Movimento 5 Stelle in Europa è rispettato e apprezzato. Siamo fiduciosi».

Per le piccole e micro imprese italiane diventa sempre più vitale accedere a bandi e agevolazioni previsti dai piani di sviluppo europeo, tagliati spesso a misura di grandi imprese capaci di investire in ricerca e sviluppo e muovere i propri rappresentanti in modo compatto. Come si relazionerà con i suoi colleghi italiani e come intende sostenere il nostro tessuto produttivo?
«Uno dei più grandi errori commessi finora dalla nostra classe dirigente è quello di non aver mai fatto sistema all’estero. A Bruxelles destra e sinistra si sono sempre divise e non hanno mai portato nessuno successo concreto per l’Italia, questo approccio è il contrario di quello che facciamo noi. Proprio perché è una forza pragmatica e post-ideologica il Movimento 5 Stelle dialoga con tutti e vota tutti i provvedimenti che fanno l’interesse dell’Italia e delle nostre imprese a prescindere da chi li abbia presentati. Per quanto riguarda le piccole imprese lavoreremo su due grandi fronti. Innanzitutto, dobbiamo cambiare il contesto nella quale agisce l’impresa. Se l’economia è bloccata, se manca l’ossigeno degli investimenti, allora difficilmente raccoglieremo frutti. Ecco perché a Bruxelles lavoreremo per l’esclusione dal calcolo del deficit degli investimenti pubblici produttivi e d’impatto sociale in istruzione, ricerca, sanità, sicurezza, infrastrutture. L’austerity va superata, questo aiuterà tutti i settori a crescere perché l’indotto ne beneficerà. Inoltre, quando si dovranno definire gli accordi inter-istituzionali su tre importanti programmi europei, mi riferisco a Mercato Unico, InvestEU e Orizzonte Europa, noi daremo battaglia per assicurare che l’allocazione delle risorse privilegi le piccole imprese. I Paesi del Nord Europa invece vogliono penalizzarle e dirottare i fondi e i supporti amministrativi verso aziende più grandi. Questo per noi è inaccettabile. Vogliamo inoltre potenziare gli strumenti di finanziamento delle PMI e andare oltre al finanziamento tradizionale rappresentato oggi dagli Istituti di credito, come per esempio il crowdfunding che è un modo all’avanguardia di raccogliere denaro per finanziare progetti e imprese attraverso piattaforme online. Infine, io farò parte al Parlamento europeo della Commissione Controllo dei Bilanci, lì mi batterò per controllare che ogni singolo centesimo dei fondi europei non venga sprecato o non venga intercettato dalla criminalità organizzata. Anche così si difendono le nostre imprese e l’economia sana del nostro Paese».

Ci sarà anche spazio per combattere il “dumping” fiscale e salariale che crea grandi squilibri tra aziende di diversi paesi membri della UE?
«Questo è uno dei punti centrali della nostra battaglia in Europa. E la nostra credibilità nell’affrontare il tema è dimostrata anche dall’approvazione nel decreto Dignità della norma anti-delocalizzazione, ma è l’Europa che deve dare una risposta forte. Se è una vera Unione bisogna porre fine all’agguerrita concorrenza fiscale fra Paesi che danneggia le nostre piccole imprese. Le multinazionali che lavorano in Italia devono pagare le tasse in Italia come tutte le altre. Inoltre, per quanto riguarda il dumping sociale ricordo che il Movimento 5 Stelle è l’unica forza politica che ha nel programma il salario minimo europeo. Salari più bassi nei Paesi dell’est possono creare la tentazione per alcune grandi imprese di delocalizzare la propria attività trasferendola dove il lavoro costa meno. Un salario minimo europeo, rispettoso delle differenze nazionali, sarebbe un deterrente e aiuterebbe anche le nostre imprese a competere in maniera equa nel mercato europeo».

Veniamo al nostro territorio. È noto il suo impegno a denunciare e contrastare le infiltrazioni mafiose in particolare nella provincia di Reggio Emilia. Molto rimane ancora da fare. Quali azioni ritiene prioritarie dopo gli arresti di queste settimane?
«Sarebbe molto importante, prima di tutto, capire che le mafie stanno distruggendo l’economia sana, perché le imprese condotte da mafiosi hanno un vantaggio competitivo che quelle sane non hanno. I mafiosi possono sfruttare i dipendenti, tanto nessuno avrà il coraggio di rivolgersi ai sindacati, possono contare su tanto denaro liquido provento di attività illecite: a causa di questa concorrenza sleale le imprese sane si trovano costrette a chiudere. Un’altra azione fondamentale sarebbe quella di dare messaggi chiari e univoci. Ci sono associazioni di categoria che a parole condannano le mafie e ‘lottano’ per la legalità e poi nei fatti tengono persone che hanno ricevuto interdittive antimafia nel consiglio direttivo».

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