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“Non cadiamo nella retorica del tutto va bene. È il momento di cambiare”

Mai come oggi il risultato non è scontato. Le elezioni regionali del 26 gennaio segneranno uno spartiacque tra passato e futuro. In caso di vittoria “storica” del partito di Matteo Salvini, tutte e tre le “regioni locomotiva” del Paese passeranno a trazione leghista, completando un antico disegno della classe dirigente di via Bellerio e ipotecando le sorti dell’attuale governo.
contro una riconferma dell’attuale amministrazione guidata da Stefano Bonaccini, su cui pesa però la decisione del Movimento 5 Stelle di correre con una lista separata, darebbe ragione alla linea intrapresa dal PD regionale: ascolto e condivisione, apertura al partito del PIL e alle esigenze dell’imprenditoria locale.
vista della sfida che segnerà il futuro della nostra regione abbiamo raggiunto i due candidati per porgli lo stesso numero di domande su altrettanti argomenti. Ecco le risposte della senatrice della Lega, Lucia Borgonzoni.

Senatrice Borgonzoni, ha dichiarato recentemente che l’economia dell’Emilia Romagna funziona “non grazie al Pd, ma nonostante il Pd”. In caso di vittoria, che impostazione intende dare alla politica economica e industriale della nostra regione?
«Gli emiliano romagnoli sono un popolo di grandi lavoratori, gente che in diversi casi ha costruito imperi a partire da zero, con la forza dell’ingegno e la voglia di fare, come dimostrano le storie di successo dei nostri marchi più noti, ma spesso – lo abbiamo visto anche nella ricostruzione post sisma – sono stati ostacolati da una burocrazia asfissiante. E’ così anche oggi, si pensi agli sgambetti di un governo Pd (il partito del mio avversario politico) che ha inondato di tasse la nostra terra, tra plastic tax, sugar tax, stretta su partite Iva, balzelli su auto aziendali. Da presidente della Regione la prima cosa che intendo fare è una grande operazione di semplificazione delle procedure e di drastica riduzione della burocrazia e introdurre un pacchetto di misure a sostegno del lavoro e delle imprese. Questo mio impegno è già vivo oggi, nella mia attività parlamentare, ed è concretizzato in un pacchetto di misure a sostegno dell’Emilia Romagna che abbiamo presentato e sulle quali mi auguro che la maggioranza voglia convergere».

Siamo tuttavia tra le regioni con le migliori performance in termini di crescita e occupazione d’Italia e tra le prime in Europa…
«Attenzione a cedere alla retorica del tutto va bene. Secondo i dati diffusi dalla UIL la cassa integrazione in un anno è aumentata del 268%. L’Osservatorio Imprese Emilia Romagna parla di 1.934 imprese in situazioni di difficoltà. Lavoro e imprenditoria non sono una leva di propaganda, sono realtà fondamentali che chiedono sostegno, attenzione, valorizzazione e investimenti».

La Lega è estremamente critica nei confronti dell’Unione Europea. Tuttavia i fondi di sviluppo regionale stabiliti da Bruxelles tramite il FESR e gestiti dagli enti pubblici, sono indispensabili per lo sviluppo del territorio. Come intende rapportarsi in caso di vittoria con la UE?
«Ha detto bene: siamo critici nei confronti di un’Europa che con la nuova Pac rischia di tagliare i fondi alla nostra agricoltura, che vorrebbe costringerci a importare prodotti che produciamo da sempre e meglio di chiunque altro, che con sistemi come l’etichetta a semaforo rischia di sacrificare le nostre eccellenze, che favorisce le multinazionali a scapito delle nostre piccole e medie imprese. Questa è l’Unione Europea che non ci piace, ed è la stessa UE che ha tradito il sogno originario dei padri fondatori. Noi siamo per una grande operazione di riforma nell’interesse dell’Europa più autentica. In questo i veri europeisti, me lo lasci dire, siamo noi»

Uno dei grandi temi attorno a cui imprese, associazioni datoriali e sindacati si stanno interrogando ruota attorno alla formazione e alle politiche di adattabilità di lavoratori e imprenditori ai modelli imposti dalla quarta rivoluzione industriale. In caso di vittoria quali politiche intende attuare su questo fronte?
«Abbiamo pensato, tra le altre cose, a incentivi per l’assunzione in azienda di giovani che abbiano terminato un ciclo di studi. Un’opportunità per garantire un’efficace continuità tra mondo della formazione e mondo del lavoro. Penso inoltre che sia utile introdurre misure concrete come l’assegno lavoro, che in Veneto ha dato a migliaia di persone over 30 la possibilità di un reinserimento lavorativo. Noi siamo per le misure concrete, altri per la carta e le chiacchiere».

Alcune aree delle province di Modena e Reggio Emilia risultano scarsamente popolate. Come è possibile invertire questa tendenza incentivando aziende e giovani a costruire un futuro in questi territori?
«Stiamo studiando nuovi sistemi fiscali premiali per i primi insediamenti in aree isolate o a rischio spopolamento. Ma l’imprenditoria si favorisce anche garantendo una diffusione omogenea dei servizi. Si pensi al tema della sanità, motivo di esodo dal nostro Appennino. Appennino da anni espropriato dei centri nascita e fortemente penalizzato per la carenza di infrastrutture di collegamento e della copertura telematica. Nel nostro programma, tra le altre cose, abbiamo previsto l’implementazione della figura degli infermieri di comunità, che garantiscano presidi e risposte nei luoghi della montagna e a minore densità abitativa. Anche così si creano le condizioni grazie alle quali i centri abitati possono continuare a vivere creando opportunità in loco».

Tra le richieste della nostra associazione ricorre quella di una incisiva lotta all’abusivismo e alla contraffazione. In questo senso quali impegni si sente di poter assumere verso le tante attività che rispettano normative e leggi in vigore?
«Penso che chi ha sempre rispettato le regole vada premiato e non bastonato con nuove tasse. Questo governo pensa di poter risolvere il problema con la retorica degli ‘evasori in galera’, dimenticando che non è minacciando di mettere in carcere i titolari di attività e piccolo commercio che si combatte l’evasione. L’evasione si combatte in primis riducendo le tasse e semplificando le procedure. E a livello regionale vogliamo essere gli ispiratori di una riforma di questo tipo, mettendoci al fianco di artigiani, commercianti, imprenditori, vogliamo essere un modello positivo e virtuoso, che sia di esempio anche su scala nazionale».

C’è poi il tema dell’economia circolare e dell’ambiente. Viviamo in una regione estremamente sviluppata e tra le più inquinate d’Italia. Quale politica intende attuare su questo fronte in caso di vittoria? Che incentivi immagina per piccole e micro imprese?
«Il tema ambientale è un tema fondamentale e purtroppo finora affrontato solo in maniera ideologica: si pensi che in Emilia Romagna il livello delle pm10 è oggi 145 volte superiore alla media nazionale, a dimostrazione di come niente sia stato fatto dalla Regione per la tutela dell’ambiente, nonostante i proclami pre-elezioni e le sbandierate misure ‘plastic-free’, una pezza messa in corsa ai danni che le nuove tasse sulla plastica produrranno al nostro sistema produttivo. Purtroppo è mancata una vera politica di incentivo premiale alle buone azioni, si è preferito – come è chiaro soprattutto dalle ultime scelte – unicamente sanzionare i comportamenti. Le migliori esperienze, anche quelle messe in campo all’estero, ci dicono che non è questo il modo per cambiare in positivo le cose».

La nostra associazione ha sposato sin da subito il disegno delle Autonomie regionali differenziate, invitando a un confronto lo scorso novembre il presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana e quello di regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Tutto però appare bloccato e in un anno di governo nemmeno Matteo Salvini è riuscito a sbloccare l’empasse. In caso di vittoria porterà avanti il disegno sviluppato dall’amministrazione Bonaccini, oppure no?
«Le difficoltà riscontrate durante lo scorso governo sono dovute alle reticenze del Movimento Cinque Stelle che non ha voluto rappresentare le istanze e le richieste che arrivano anche da tante categorie. Per noi autonomia significa: semplificazione normativa, gestione oculata delle risorse, miglioramento dei servizi. Su questo ci batteremo fino in fondo. C’è molto da fare, anche perché Bonaccini sta gettando al vento tutte le opportunità offerte dall’Autonomia, evidentemente per compiacere un governo a lui amico».

Continua a leggere l’intervista alla senatrice Lucia Borgonzoni, su “Imprese & Territorio”

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