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Moda: rimbalzo dell’export nel 2022

Un’indagine del nostro Ufficio studi rivela che la moda è il settore manifatturiero che nel corso del 2022 mostra il più forte rimbalzo della produzione. Resta anche quello che ha subito l’impatto più pesante della crisi innescata dalla pandemia.

Per quanto riguarda l’export la provincia di Modena è tra le poche ad aver recuperato e superato i livelli pre Covid (+4,6% negli ultimi 12 mesi rispetto fine 2019). È un dato incoraggiante ma da prendere con le molle dato che le turbolenze dei mercati internazionali sono molto accentuate e che a un aumento delle esportazioni corrisponde un aumento dei prezzi, con la conseguente difficoltà per le imprese a mantenere i margini di profitto a livelli accettabili.

Per quanto riguarda la provincia di Reggio Emilia, invece, si fatica a recuperare i livelli precedenti al Covid, restando negli ultimi 12 mesi del 5,3% al di sotto rispetto al 2019.

A livello nazionale nei primi quattro mesi 2022 la produzione del settore cresce dell’11,2% in un anno e va meglio sia rispetto al +2,0% del manifatturiero sia al +8,2% del settore nella media Ue a 27. Nel 2022 la produzione del settore (media degli ultimi 12 mesi terminanti ad aprile 2022) rimane del 18,4% sotto il livello pre-crisi del 2019, con un maggiore ritardo per l’abbigliamento (-34,7%), mentre per la pelle il calo è importante ma inferiore e pari al -14,3% e il tessile si ferma sul -5,2%.

Esportazioni modenesi

Per quanto riguarda le esportazioni modenesi nei primi tre mesi del 2022 le vendite della moda crescono dell’11,8% in un anno, valore dimezzato rispetto al +24,6% del manifatturiero.

Se si guarda agli ultimi 12 mesi, come detto, la moda supera del +4,6% il valore del 2019, la peggior performance tra i comparti, mentre per il manifatturiero le vendite all’estero superano del 17,5% il livello del 2019.

Sul ritardo pesa il calo dell’export in Russia (-17,8% nel I trimestre del 2022 e -11,3% il dato annualizzato rispetto al 2019) e gli effetti della Brexit (l’UK è tra i principali 10 paesi partner, e vede un calo del -16,7% nel I trimestre 2022 e -55,8% sul 2019).

Nonostante le criticità nell’arco degli ultimi due anni la moda lamenta una cronica mancanza di lavoratori soprattutto specializzati: a giugno 2022 le imprese modenesi segnalano difficoltà di reperimento di operai specializzati della Moda per il 57,3% delle entrate previste, di oltre dieci punti superiore al 46% del totale entrate.

Le difficoltà che il settore ha attraversato durante la pandemia sono rese evidenti anche dal calo degli investimenti in innovazione: il 74% delle imprese del settore ha infatti dovuto sospendere o ridurre le proprie attività innovative nel 2020, con una contrazione degli investimenti più severa rispetto al totale attività manifatturiere (-7,2 punti).

Nonostante ciò, oltre una impresa della moda su quattro nel triennio 2018-2020 ha introdotto innovazioni nei processi e metodi di produzione (il 26,5%) e/o innovato i propri prodotti (il 25,9%). Con un occhio di riguardo anche all’ambiente. Il settore tessile infatti è tra quelli con un maggior utilizzo d’acqua (sono necessari 20,9 litri per euro di produzione venduta). Anche per questo, è richiesta attitudine al risparmio energetico al 68,9% delle entrate previste dalle imprese del settore a Modena.

Esportazioni reggiane

Per quanto riguarda le esportazioni reggiane, nei primi tre mesi del 2022 le vendite della moda crescono del 31,3% in un anno, valore più ampio rispetto al +21,8% del Manifatturiero.

Un dato che comunque va preso con le molle, dato che le turbolenze dei mercati internazionali sono molto accentuate e che a un aumento delle esportazioni corrisponde un aumento dei prezzi, con la conseguente difficoltà per le imprese a mantenere i margini di profitto a livelli accettabili. Se si guarda agli ultimi 12 mesi l’export della moda rimane tuttavia del 5,3% al di sotto del valore del 2019, mentre per il manifatturiero le vendite all’estero superano del 13,8% il livello pre crisi.

Sul ritardo pesa il calo dell’export di prodotti della Moda in Russia (-33% nei primi tre mesi del 2022 e -18,2% il dato annualizzato rispetto al 2019) e gli effetti della Brexit (l’UK è tra i principali 10 paesi partner, e vede un calo del -60,4% sul 2019).

Nonostante le criticità nell’arco degli ultimi due anni, anche in provincia di Reggio Emilia la moda lamenta una cronica mancanza di lavoratori specializzati. A giugno 2022 le imprese reggiane segnalano infatti difficoltà di reperimento di operai specializzati della moda per il 56,5% delle entrate previste, di dieci punti superiore al 46,8% del totale entrate.

Le difficoltà che il settore ha attraversato durante la pandemia sono rese evidenti anche dal calo degli investimenti in innovazione: il 74% delle imprese del settore ha infatti dovuto sospendere o ridurre le proprie attività innovative nel 2020, con una contrazione degli investimenti più severa rispetto al totale attività manifatturiere (-7,2 punti). Nonostante ciò, oltre una impresa della moda su quattro nel triennio 2018-2020 ha introdotto innovazioni nei processi e metodi di produzione (il 26,5%) e/o innovato i propri prodotti (il 25,9%). Con un occhio di riguardo anche all’ambiente. Il settore tessile infatti è tra quelli con un maggior utilizzo d’acqua (sono necessari 20,9 litri per euro di produzione venduta). Anche per questo, è richiesta attitudine al risparmio energetico al 67,9% delle entrate previste dalle imprese del settore a Reggio Emilia.

Mercati internazionali

Sui mercati internazionali, a maggio 2022 il prezzo del cotone, valutato in euro raddoppia in un anno, avvicinandosi al massimo storico di marzo 2011. Sempre sul fronte degli scambi lungo le filiere globali, va segnata una crescente difficoltà per le imprese della moda determinata dalla insufficienza dei materiali più accentuata nel tessile. Inoltre, il costo dei container per trasporti via mare a giugno del 2022 è più che quadruplicato rispetto a due anni prima.

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