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«Servono grandi opere e credito»

Bologna, Marco Granelli, presidente regionale di Confartigianato Imprese, cosa dicono i dati elaborati dall’ Osservatorio?

«In Emilia Romagna abbiamo una tipologia di aziende che lavorano molto in filiera, in subfornitura di grandi aziende. Ci aspettavamo una maggior ripresa, ma questa è stata rallentata dai grandi player europei come la Germania che prima assorbivano gran parte delle produzioni realizzate dalle grandi aziende emiliano romagnole e di conseguenza anche dalle aziende artigiane dell’ indotto. Questa è una causa del clima di incertezza e rallentamento».

Altre criticità?

«Il minor accesso al credito, e soprattutto il fatto di vivere un cambiamento epocale: la grande sfida è l’ adattamento tecnologico veloce per essere competitivi».

Quali sono gli strumenti più utili per vincere questa sfida?

«Formazione, innovazione tecnologica e una maggiore attenzione ai contratti di apprendistato sono gli strumenti più utili per far crescere le imprese e superare la disoccupazione giovanile. Le nuove tecnologie, penso ad esempio ai robot collaborativi e ai software di controllo in remoto delle linee produttive, offrono migliori performance a fronte di una maggiore apertura all’ occupazione e alle competenze 4.0, imprescindibili per il futuro delle imprese. Accanto alla formazione continua, e alla capacità di confrontarsi con l’ innovazione, occorre dare spazio e sostegno all’ apprendistato».

E’ caldissimo il dibattito sulle grandi infrastrutture, in chiaro ritardo nella nostra regione: che messaggio date al governo

«Un governo non può non realizzare le grandi opere perché oggi, essendo noi un Paese manifatturiero che produce, abbiamo più necessità di altri di collegamenti che non ci isolino dal resto d’ Europa. Se non adeguiamo una rete oggi obsoleta corriamo il rischio di venire tagliati fuori dalle grandi vie di comunicazione e poiché il costo del trasporto incide sul costo generale di un prodotto, avendo noi già un costo del lavoro e una pressione fiscale più alte, finiremo su un binario morto».

Una spina resta la difficoltà di ottenere credito dalle banche

«Il dato regionale emiliano-romagnolo sull’ accesso al credito delle Pmi è allarmante. La concentrazione dei finanziamenti ad aziende con più di 20 dipendenti vale l’ 82% dei 105 miliardi circa erogati dalle banche. Se consideriamo che le Pmi sono il 95% delle aziende attive e ricevono solo il 18% del credito totale erogato, è evidente che non c’ è equilibrio e che questo pesa in termini di crescita e sviluppo. Ciò che frena l’ accesso al credito è, da un lato, la difficoltà di offrire garanzie da parte delle Pmi, situazione che stiamo affrontando coi Consorzi Fidi, dall’ altro lato le banche sono sempre più concentrate in gruppi che allontanano dai territori i centri direzionali».

Note positive vengono dall’ export.

«La continua crescita dell’ export è la dimostrazione che le imprese emiliano-romagnole offrono prodotti di altissimo valore a un mercato che chiede qualità e flessibilità nella produzione».

La sintesi?

«Le nostre grandi armi sono la qualità e la personalizzazione dei prodotti su cui innestare la tecnologia.
‘ unicità del ‘made in Italy’ è tale che possiamo davvero essere inaffondabili».

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