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Trasporti: gasolio oltre i 2 euro al litro. «È la tempesta perfetta»

«Siamo di fronte alla tempesta perfetta» Sergio Lo Monte, Segretario di Confartigianato Trasporti, non nasconde la sua preoccupazione. Mercoledì 9 marzo il gasolio ha superato la soglia psicologica dei due euro al litro. Uno scenario da incubo per imprese e consumatori, in cui la guerra in Ucraina c’entra solo in parte. 

Segretario Lo Monte, le associazioni del trasporto minacciano lo stop se non riceveranno risposte sul fronte degli aumenti dei costi del carburante. Eppure secondo alcuni analisti il prezzo alla pompa potrebbe aumentare ancora…
«Precisiamo una cosa. Come associazioni di categoria non annunciamo uno stop. La situazione è talmente drammatica che le imprese si stanno fermando da sole. Presto potrebbe essere più conveniente spegnere i motori anziché lavorare, per cui potremmo assistere in queste ore, in questi giorni, ad un blocco spontaneo della categoria».

Quali sono le cause di questi aumenti?
«La causa primaria è l’aumento esorbitante del prezzo del gasolio che è il carburante primario per chi opera nel trasporto su gomma. Quasi la totalità dei veicoli è alimentato a gasolio, soltanto una parte residuale – circa 3.000 veicoli – è alimentato a GNL, il gas naturale liquefatto. A cosa sono dovuti questi aumenti? Sicuramente ad una congiuntura internazionale sfavorevolissima, aumento del prezzo dei prodotti energetici, contestuale guerra in Ucraina, cambio sfavorevole euro su dollaro, ma anche importanti fenomeni speculativi».

Si spieghi meglio…
«Da più territori le nostre imprese associate lamentano la mancanza del gasolio cosiddetto “extra-rete”, cioè il gasolio di cui si riforniscono gli operatori professionali perché, ovviamente, lo pagano meno. Ecco lì stiamo assistendo ad una speculazione. Chi lo vende lo fa mancare, costringendo gli autotrasportatori a rifornirsi alla pompa, dove però il prezzo è più che aumentato. Questi fattori stanno producendo la tempesta perfetta. Ricordiamo che se si ferma l’autotrasporto in Italia si blocca l’economia».

Secondo i dati diffusi a febbraio dal Ministero della Transizione ecologica, accise e IVA costituiscono il 57% del prezzo finale della benzina, mentre il prezzo industriale (cioè lavorazione e distribuzione) incide solo per il 43%. Le percentuali del gasolio sono simili, il 53,5% del prezzo finale è dovuto ad accise e IVA, mentre solo il 46,5% è dato dal prezzo industriale. Conferma?
«Assolutamente. La pressione fiscale ha una notevole incidenza. Su un litro di gasolio noi paghiamo 0,617 centesimi di accise, per cui ci portiamo un fardello pesantissimo. Il problema della guerra in Ucraina sta inoltre determinando una grande incertezza sui mercati, cui si somma la carenza di prodotti energetici. Chi li produce oggi li vende a caro prezzo».

C’è chi chiede un controllo amministrativo del prezzo del gasolio per garantire la circolazione delle merci e la loro distribuzione. Voi come la vedete?
«Per ciò che riguarda i controlli siamo piuttosto scettici. Su tanti versanti, a partire da quello normativo, lo Stato non riesce ad essere efficiente. Noi piuttosto spingiamo affinché venga realmente resa esigibile la cosiddetta “clausola gasolio”, ovvero quel meccanismo che prevede che all’aumentare del prezzo del gasolio i contratti, scritti e verbali, vengano ritoccati al rialzo con un sistema di adeguamento automatico».

Ma questo non rischia di avere un impatto sui prezzi dei prodotti e quindi sul consumatore finale?
«Oggi questi costi sono sostenuti esclusivamente dagli operatori. Lei consideri che il costo del carburante incide per il 30% sui costi complessivi di gestione. Anche un aumento di pochi centesimi, su un serbatoio da 600 litri, ha un impatto notevole. Non possiamo caricare di ulteriori oneri un settore che garantisce il rifornimento e l’approvvigionamento delle merci a tutto il paese».

Associazioni di altri comparti propongono il taglio dell’IVA. Lei come la vede?
«L’IVA è una partita di giro per gli operatori. Noi piuttosto abbiamo presentato un emendamento al “decreto energia” di recente emanazione, per introdurre un credito di imposta aggiuntivo rispetto a quello di cui già godono le imprese per il rimborso delle accise, nell’ordine del 30% per calmierare il prezzo industriale del gasolio e sterilizzare gli aumenti. È chiaro che sforando i 2 euro al litro, tutto rischia di essere vanificato».  

Decine di imprese dell’autotrasporto rischiano di fermarsi. Ma se si fermano i committenti non pagano le fatture rimaste in sospeso. Una situazione che rischia di esplosiva…
«È un altra criticità del nostro mondo, fatto prevalentemente da artigiani e piccole e medie imprese cui non è garantita la certezza dei pagamenti. Rispetto al trasporto aereo, ferroviario, navale, dove il servizio reso viene pagato subito, l’autotrasporto su gomma ha tempi di pagamento che variano da 60, a 90, fino a 120 giorni. Se l’impresa di autotrasporto si ferma spontaneamente, non per protesta, rischia di non vedersi pagate le fatture emesse per servizi svolti nei mesi passati. Per questo al governo abbiamo chiesto che venga individuata subito l’Autorità di controllo per verificare il rispetto dei tempi di pagamento e sanzionare i committenti ritardatari». 

A fine 2021 abbiamo assistito alla crisi dell’offerta di AdBlue, l’additivo contenente acqua e urea che serve per abbattere le emissioni dei camion a gasolio di ultima generazione e che richiede un grande dispendio energetico per essere prodotto. Cosa dobbiamo aspettarci su questo fronte?
«Anche qui abbiamo ottenuto l’inserimento di un credito di imposta nel “decreto energia”. Ma il costo del prodotto, passato da 0,31 centesimi a quasi 1 euro al litro, sommato al fatto che solo un’azienda in Italia lo produce e che le materie prime necessarie provengono dalle zone di guerra, aggiunge grande incertezza. Il risultato di un nuovo fermo di produzione è che i veicoli più sostenibili potrebbero essere costretti allo stop. Un vero e proprio paradosso». 

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