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Franco Orafo, maestria e tradizione

6 Agosto 2019

L'arte dell'oreficeria a Modena

Franco Pignattari, orefice artigiano, è un’istituzione a Modena. Prima licenza conseguita nel lontano 1983, è tra i pochi nella città estense ad offrire oggi un servizio unico a una clientela esigente.
abbiamo raggiunto per capire meglio in cosa si differenzia rispetto agli altri gioiellieri.
«Semplicemente andando sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di diverso, di evoluto, soprattutto di mio. Perché far sempre le stesse classiche cose a me personalmente non piace».

Lei è un maestro artigiano. Cosa significa questa definizione?
«Lavoro partendo da un lingotto d’oro puro 999 millesimo titolo, quello quotato in borsa per intenderci. Lo porto a 750 millesimo e lo lavoro su mio disegno, o richiesta del cliente.
parte insomma dal lingotto grezzo fino ad arrivare al gioiello da indossare».

Chi è la sua tribù, la sua “clientela tipo”?
«Sono persone che vogliono qualcosa che si distacchi completamente dalle altre cose, sia nell’esecuzione del lavoro che nell’oggetto stesso. Nell’esecuzione perché tutto il procedimento è strutturato in un certo modo, seguendo determinati criteri e parametri tipici dell’orificeria artistica, ormai dimenticata da chi utilizza solo stampi o tecniche come quella della cera persa. Poi chi viene da me sceglie di acquistare un oggetto personalizzato».

Ecco, come avviene la personalizzazione del prodotto?
«È un processo che inizia con l’idea “grossolana” del cliente, che viene man mano depurata dall’artigiano il quale suggerisce le soluzioni migliori e ragionate per arrivare alla realizzazione di un oggetto unico. Questo percorso è fatto di tappe. C’è l’ordine, la prova a metà lavoro dove è ancora possibile effettuare modifiche e infine la consegna. Questo è l’itinerario classico».

Tutto questo come convive con l’innovazione digitale?
«Io ho già 58 anni e inventarmi qualcosa è sinceramente molto difficile. Imparare l’utilizzo di nuove tecnologie, come la stampante 3D e quindi il disegno in Cad al momento non mi interessa. Mentre sul fronte della comunicazione fortunatamente mia moglie mi dà una mano».

Cosa chiederebbe, se potesse, come sostegno da parte della pubblica amministrazione?
«C’è stata una bella iniziativa anni fa, che è stata quella di “targare” le botteghe artigianali artistiche della città di Modena. Sfortunatamente i criteri di assegnazione erano molto vaghi e, se possiamo dire, poco attinenti a ciò che realmente è artigianato. Un’azione utile sarebbe quindi riprendere quell’idea ma sviluppandola in modo serio e con parametri precisi e rispettosi del vero artigianato artistico».

Quindi non chiede sussidi di tipo economico?
«Chi può avere la pretesa che il Comune, la Provincia o lo Stato dia dei contributi? L’unica cosa per cui vorrei dei contributi sono i corsi di formazione per insegnare ai ragazzi, o a chiunque abbia intenzione di farlo, questo mestiere. Io non ho figli e vorrei tanto poter trasmettere ciò che ho imparato dal mio maestro e che in parte ho imparato da solo, a qualcuno». Perché questo non avviene? «Be’ principalmente perché ho un piccolo laboratorio, poi perché la burocrazia è costosa e infine perché gli organi di informazione preferiscono trasmettere l’idea che è facendo lo chef che si realizzano i propri sogni». Servirebbe un “Master Orafo” in tv per rilanciare il mestiere? «Magari! Io sarei disposto a insegnare gratuitamente! Poter trasmettere un sapere, è bellissimo».

Franco Orafo
L. Nobili 46 – Modena
 

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