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Liberare le risorse femminili per far crescere l’occupazione

L’empowerment di genere e il paradigma donne e lavoro sono due temi poco noti, ma di grande rilievo che il Movimento Donne impresa Confartigianato vuole indagare.
’assunto da cui si parte è semplice: l’incremento della presenza femminile nel mercato del lavoro corrisponde a una maggiore crescita economica del paese. Partendo dall’attuale situazione del mercato del lavoro italiano, in prospettiva comparata, il confronto mira a mettere in luce quali sono le strategie per liberare le energie che diano nuovo sviluppo alla competitività italiana.

Liberare nuove energie

In questi anni si è assistito ad una crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro. È cresciuto il tasso di attività, vale a dire l'offerta, in quanto è salito sia il numero di donne lavoratrici che di quelle in cerca di occupazione. In Emilia-Romagna il tasso di attività femminile al 2018 si attesta al 67,7%, più alto di 2,6 punti rispetto a 10 anni fa, e superiore di 11,5 punti rispetto alla media nazionale. Per quanto riguarda le nostre province, a Modena, dal periodo pre crisi ad oggi, il tasso di attività femminile è salito di un punto raggiungendo il 66,1%, mentre a Reggio Emilia è cresciuto di 2,7 punti, attestandosi a quota 65,7%. Prendendo a riferimento lo stesso periodo, il tasso di attività maschile a Modena è rimasto il medesimo, mentre a Reggio Emilia è calato di ben 4,8 punti percentuali.

Il carburante 'rosa' che è stato messo in maggiore quantità nel serbatoio del mercato del lavoro traina il recupero dell'occupazione: il tasso di occupazione femminile della regione nel 2018 recupera i livelli pre-crisi del 2008 (+0,4 punti) diversamente da quello maschile (-1,4 punti). Raggiungendo nelle due province il 60,9% a Modena e il 61,2% a Reggio Emilia.

Più cultura e consapevolezza, ma persistono i divari

I fattori che nel corso di questi anni hanno contribuito alla crescita della partecipazione delle donne al mercato del lavoro sono diversi: il cambiamento culturale, un più elevato grado di istruzione, il processo di terziarizzazione dell'economia, l'aumento delle occupate straniere, come anche l'inasprimento dei requisiti per accedere alla pensione.

Il profilo delle occupate in Emilia-Romagna negli ultimi 10 anni vede crescere il peso delle occupate laureate (+93 mila, pari ad un incremento del 54,2%). È proprio guardando ai dati dell'occupazione per titolo di studio che si osserva un gap di genere a favore delle donne: la quota di donne occupate con massimo titolo di studio sul totale dell’occupazione femminile si attesta a 29,6%, mentre per gli uomini raggiunge solo il 19,4%. Nonostante ciò le donne registrano una maggiore quota di sovra istruiti (occupati per cui si rileva uno sfasamento tra livello di istruzione e lavoro svolto).

Un’ulteriore evidenza consiste nel permanere del divario retributivo di genere per il quale le lavoratrici dipendenti in Emilia Romagna guadagnano in media oltre 9mila euro in meno rispetto ai colleghi uomini. Entrando nello specifico delle nostre province una lavoratrice a Modena percepisce il 47,8% in meno del collega uomo, mentre a Reggio Emilia il 51,9% in meno.

Tutto ciò contribuisce alla mancata partecipazione al mondo del lavoro da parte delle donne. In aggiunta la gestione del lavoro famigliare, se pur in modo minore rispetto al passato, grava ancora in modo significativo sulla figura femminile della coppia. Inoltre dai dati si evince che avere figli penalizza l'ingresso delle donne nel mercato del lavoro, infatti in Emilia Romagna su 100 donne occupate senza figli quelle con figli sono solo 81,9, scontando un gap negativo rispetto alle colleghe senza figli di 18,1 punti.

Tra le motivazioni alla base della scelta di lavorare come indipendenti, oltre al voler cogliere opportunità, c'è quella di poter avere una maggiore flessibilità di tempo e orario, che non significa lavorare meno ma al contrario lavorare 'a incastro'. Naturalmente una maggiore presenza di servizi agevola la conciliazione e permette ad un maggior numero di donne di fare ingresso nel mercato del lavoro e di rimanerci, e su questo punto anche in una regione all'avanguardia come quella dell’Emilia Romagna c'è ancora molto da fare.

Secondo la rilevazione Unioncamere ANPAL presso le imprese dell’industria e dei servizi relativa all’anno 2018 in Emilia Romagna il 22,1% (Modena 21,5% e Reggio Emilia 22,8%) delle entrate previste dalle imprese è rivolto a candidate donne, a fronte di un 40,1% (Modena 45,7% e Reggio Emilia 40,7%) rivolto a uomini e un ulteriore 37,8% (Modena 32,8% e Reggio Emilia 36,5%) per il quale il genere è indifferente. La quota inferiore di profili femminili ricercati sta ad indicare anche una conseguente maggiore difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro, in particolare in alcuni settori come costruzioni, industria del legno e del mobile e servizi di trasporto e logistica.

Questi dati sono stati presentati il 21 novembre scorso a Parma, in un pomeriggio dedicato alla riflessione sul rapporto tra occupazione femminile e ripresa economica. Uno spunto per comprendere quali siano le strategie più efficaci per consentire alle donne, che desiderano costruirsi una carriera senza rinunciare alla famiglia, di poter conciliare tempi di vita e di lavoro.

Per maggiori informazioni
Baraldi
Movimento Donne Impresa
elena.baraldi@lapam.eu
893111

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