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Pagamenti digitali: l’Italia è ormai pronta per il giro di boa

21 Agosto 2020

L’emergenza Covid-19, specialmente nella fase di lockdown, ha dato una brusca accelerazione sia al fenomeno degli acquisti online che ai pagamenti digitali: in una fase di incertezza, molti consumatori hanno preferito evitare l’uso del contante per paura della possibilità di contagio, utilizzando con maggiore frequenza bancomat, carte di credito, ed altri strumenti di pagamento per le transazioni quotidiane.
tuttavia un errore imputare unicamente all’emergenza sanitaria di questa primavera la crescita dei pagamenti effettuati tramite gli strumenti digitali: il trend di cambiamento segna il passo da diversi anni, certificando in questo senso un profondo cambiamento.

Cosa riserva il futuro

Ma quali sono esattamente le traiettorie di sviluppo e cosa ci aspetta per il futuro? Leggendo i dati pubblicati dall’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano (leggi qui) sono cinque gli elementi che porteranno ad una progressiva marginalizzazione dell’utilizzo dei contanti nel sistema monetario nostrano.

Innanzitutto la crescita degli acquisti online sia di beni che di servizi tramite internet, i quali per ovvie ragioni vengono per la stragrande maggioranza pagati a distanza.
seconda battuta, continua a crescere (+53% secondo i dati dell’Osservatorio) il pagamento di servizi legati alla mobilità, e dunque all’utilizzo più o meno quotidiano da parte dei consumatori: parcheggi, biglietti dei mezzi pubblici, taxi, di servizi di car sharing e bike sharing: in oltre 460 comuni la fruizione di questi servizi avviene con un pagamento dematerializzato. Ovviamente stiamo parlando di una minoranza di Comuni in termini numerici (5,8% del totale degli oltre 6.000 in Italia), ma abitati da quasi il 40% circa della popolazione italiana, trattandosi delle realtà di maggiore dimensione e tradizionalmente incubatori delle innovazioni e anticipatori del cambiamento.

Terzo aspetto è il cambiamento delle tecnologie delle carte di pagamento tradizionali, sempre più contactless, il cui riflesso è la crescita del numero dei POS abilitati al loro utilizzo: a fine 2018 e più di 3 POS su 4 (1,7 milioni, +21%) sono contactless, con una stima che i pagamenti contactless entro il 2021 potranno valere tra i 75 e i 100 miliardi di euro. Quarto elemento che ci permette di individuare nei numeri statistici le basi di un cambiamento strutturale, è il costante calo del valore medio dello scontrino legato alle transazioni cosiddette “tap & go” giunto a cavallo dei 45 € per scontrino. La distanza dalla soglia dei 25 € (per la quale non viene richiesto di inserire PIN o firma) conferma anche che per i consumatori che hanno adottato questa abitudine, il pagamento senza contanti viene prediletto indistintamente per importi micro o macro. Quinto elemento viene dall’Europa, e più in particolare dalle nuove regolamentazioni basate sul concetto di Open Banking e sul paradigma tecnologico dell’Open API , che rivoluzioneranno il settore bancario.

Il cambiamento è spesso fonte di opportunità per alcuni e un peggioramento per altri: sicuramente gli esercenti e più in generale le attività di vicinato hanno sostenuto costi importanti per dare al cliente la possibilità di pagare con il POS in questi anni. L’obiettivo e le prospettive sono che ad una maggiore offerta di servizi e un aumento della domanda da parte dei consumatori corrisponda un altrettanto importante calo dei costi per commercianti, ristoratori e imprese a contatto con i consumatori

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