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Vendite di Natale, molti scontrini ma con una media bassa: è necessario mettere regole

grossa concorrenza e diverse abitudini dei consumatori

La concorrenza dei colossi del web, la nuova abitudine ormai consolidata del black friday, le temperature pazze che non invitano a cambiare il proprio guardaroba, l’abitudine agli acquisti a rate, le grandi catene, gli sconti che partono subito dopo Natale, o a volte anche prima… Il mondo del piccolo commercio vive un periodo sempre più difficile, pur se con qualche luce tra le ombre.

“Il paradosso è che il 27 dicembre, subito dopo Natale, il centro storico di Modena è pieno quanto se non di più rispetto alla vigilia – fa notare Cinzia Ligabue, presidente Licom (i commercianti aderenti a Lapam) – e anche questa è una nota particolare. Immediatamente dopo la festa arrivano messaggi su messaggi con sconti e offerte promozionali, sia online che offline, che mettono oggettivamente in difficoltà i clienti. Cosa finisce in sconto? Mi posso fidare se mi dicono che un oggetto, un capo d’abbigliamento o altro, sono parte di una nuova collezione o tra pochi giorni li troverò a prezzi ribassati? Queste domande, che trovano risposta solo nel rapporto di fiducia tra commerciante e cliente, sono però perfettamente legittime in tempi come questo”.

Una rapida, analisi delle vendite natalizie fa emergere alcune linee: da una parte la buona tenuta, quando non una crescita, dell’oggettistica da regalo e l’oggettistica in genere, mentre ancora una volta a essere penalizzato è l’abbigliamento con i capi classici (mentre vanno bene gli accessori). Il settore telefonia, elettrodomestici e hi tech soffre moltissimo il black friday: molte persone approfittano di questi sconti per acquistare oggetti di alta tecnologia e non attendono in Natale. Di fatto i negozi di telefonia sono pieni per questioni legate all’assistenza e ai servizi più che alla vendita di beni. Stabili gli alimentari di alta gamma, quelli che vanno più di moda per le feste anche grazie alle tradizionali ceste regalo.

“Il Natale non è più quello di un tempo – sottolinea Ligabue – e questo è normale, in generale quest’anno gli scontrini sono stati molti, ma la media di ciascuna vendita è piuttosto bassa. Meno normale è che, appunto, ci sia una deregolamentazione ormai massiccia che non riguarda più solamente il settore online (che, peraltro, deve essere sottoposto a una legislazione ad hoc perché di questo passo il sistema crollerà, non solo con la morte di tantissimi piccoli punti vendita ma anche con il cadere a picco delle tutele per i lavoratori) ma anche il settore più tradizionale. E’ tempo – conclude la presidente Licom – di mettere mano alle regole per il commercio, oggi tutti, dai clienti a noi operatori, siamo disorientati”.

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