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Sicurezza, viabilità, servizi: Tutti i nodi irrisolti dei villaggi artigiani modenesi

10 Aprile 2017

Il nostro viaggio comincia dal villaggio artigiano di Viale Emilio Po, il cuore del boom economico modenese. Qui, più che altrove, sopravvive il ricordo di un'epoca in cui vita lavorativa e privata si confondevano: da una parte i capannoni, dall'altra le residenze di dipendenti e lavoratori, le chiese e i campetti sportivi.

Qui hanno ancora sede alcune attività conosciute in tutt'Italia come la Panini, ma soprattutto piccole e micro imprese che hanno contribuito a costruire il benessere del capoluogo.
Oggi molte cose sono cambiate, a partire dalla ferrovia ormai in disuso che separa questo quartiere dal resto della città.
attività hanno abbassato le saracinesche a causa della crisi, alcune si sono convertite in insoliti luoghi di aggregazione, mentre l'antica formula del "casa e bottega" ha lasciato spazio a un mix multiculturale che meriterebbe un capitolo a parte di questo nostro racconto.

 

 

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Passando in macchina tra le vie del piccolo e glorioso centro industriale si rimane però colpiti dall'incuria e dal degrado in cui versa.
cassonetti dell'immondizia sono circondati da rifiuti ingombranti – e in alcuni casi pericolosi – e lungo i vialetti che costeggiano i cancelli delle imprese, cartacce e bottiglie di plastica giacciono sull'asfalto ingrigite dal tempo.

«Spesso arrivano camion o furgoncini che vengono chiaramente da fuori dal villaggio artigiano e scaricano impunemente i loro rifiuti – racconta a Lapam Franco Cevolini, socio titolare della CRP una delle aziende più innovative e prestigiose del villaggio di Modena Ovest -. Abbiamo anche segnalato più volte questa cosa, però continuiamo a riscontrare questo tipo di comportamento che è veramente brutto perché ne va della nostra immagine. All'estero queste cose non succedono. Io mi reco in posti dove è tutto tenuto alla perfezione, il verde è tenuto bene e soprattutto c'è pulizia. Quello che fa più specie è vedere il livello di sporcizia che c'è lungo le nostre strade».

Cevolini non è l'unico a lamentare l'incuria dell'area che da tempo attende una riqualificazione adeguata capace di conciliare le esigenze di abitanti e imprenditori. Anche Alberto Salvalai, titolare della SEA, ditta storica del villaggio, la pensa allo stesso modo aggiungendo:

«Nella mia via, così come in quelle limitrofe, si vive in uno stato di insicurezza totale».

Continua a guardare la videoinchiesta su youtube:

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