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Sommerso: il peso della concorrenza sleale sulle piccole imprese e sull’artigianato

17 Giugno 2019

FOCUS EMILIA ROMAGNA

Sulla base degli ultimi dati disponibili si evidenzia che nel 2016 in Emilia-Romagna il lavoro irregolare rappresenta il 4,2% del valore aggiunto realizzato dalle imprese del territorio.

Nella nostra regione sono 208 mila gli occupati non regolari in salita del 3,8% rispetto a tre anni prima (2013), diversamente dall’occupazione regolare che dal 2013 al 2016 resta stazionaria. Il sommerso rappresenta dunque il terzo settore dell’economia della regione: gli occupati irregolari sono quasi due volte gli occupati regolari delle Costruzioni. Il tasso di irregolarità – calcolato come incidenza degli occupati non regolari sul numero totale di occupati – è pari al 10,0% (<13,1% nazionale), ciò significa che in Emilia-Romagna c’è 1 lavoratore irregolare ogni 10 regolari (10,0% dell’occupazione totale). A livello settoriale il tasso di irregolarità maggiore è il 16,0% dell’Agricoltura, seguito dall’11,5% dei Servizi, dal 10,3% delle Costruzioni e dal 4,6% del Manifatturiero. In Emilia-Romagna dove gli occupati non regolari che competono in modo sleale sono quasi dimezzati rispetto agli addetti dell’artigianato (0,6) si evince una concorrenza sleale meno accentuata rispetto al livello nazionale dove mediamente si contano 1,1 occupati non regolari per ogni addetto dell’artigianato, Nella regione sono 85 mila le imprese artigiane maggiormente esposte alla concorrenza sleale del sommerso (il 67,1% dell’artigianato). A livello provinciale si conta un maggior numero di imprese artigiane esposte al fenomeno a Bologna (17.800 imprese), Modena (12.715 imprese) e Reggio Emilia (12.425 imprese).

La disponibilità a lavorare senza un regolare contratto di lavoro aumenta all’aumentare delle difficoltà ad accedere al mondo del lavoro regolare. In Emilia-Romagna il 44,4% della popolazione con più di 15 anni di età è inattiva, di cui 104 mila soggetti si dichiarano disponibili a lavorare o in cerca di un’occupazione, divenendo un potenziale bacino da cui può attingere l’offerta non regolare. Il sommerso è incentivato dall’eccessiva pressione fiscale che caratterizza l’economia italiana, basata su una elevata tassazione del lavoro. L’analisi dei dati recentemente pubblicati dall’Ocse relativi al 2018 evidenzia che in Italia persiste un elevato cuneo fiscale, che per lo scorso anno è pari al 47,9%, di 11,8 punti superiore alla media dei paesi avanzati (36,1%) ed il terzo più alto dopo Belgio (52,7%) e Germania (49,5%). Tutto ciò porta ad un aumento della pressione fiscale sui contribuenti ‘onesti’, unici a pagare imposte e contributi sociali, diminuendone la competitività verso la concorrenza estera e verso le imprese ‘in nero’.

Per incentivare il lavoro indipendente regolare è necessaria dunque una efficace politica di lotta all’evasione, affiancata da interventi che migliorino le condizioni di contesto ‘per fare impresa’, come l’accesso al credito, la risoluzione di dispute commerciali e l’ottenimento di permessi di costruzione. Un esempio di detrazioni sul reddito che possono favorire il rilancio di un settore come quello delle Costruzioni sono gli incentivi per ristrutturazioni e riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. In Emilia-Romagna sono state applicate detrazioni per 855 milioni di euro nell’anno d’imposta 2017, sostenendo investimenti che hanno coinvolto il lavoro di 22 mila occupati del ‘Sistema Casa’.

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