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Le imprese circolari raccontate in una app

Nadia Lambiase, dell’Università di Torino, è una delle massime esperte in Italia sull’economia circolare. Ha fondato, ed è ceo, di ‘Mercato circolare’ una start up innovativa che sta crescendo rapidamente.
studiosa sarà protagonista, mercoledì 17 aprile alle 18.30 nella sede centrale Lapam n via Emilia Ovest 775 a Modena, del nostro evento dedicato all'economia circolare (per partecipare è sufficiente iscriversi qui). 

Ci può dare, in poche parole, la definizione di economia circolare?
’economia circolate è una economia pensata a progettata per generarsi da sola, è un modello in contrapposizione con quello dell’economia lineare. L’umanità è abituata a prendere le risorse naturali e a trasformarla in prodotti, mentre l’economia circolare chiude il cerchio secondo quattro principi base: generare valore dallo scarto, costruire e progettare per la durata, prediligere come materiali ed energia naturali o la cosiddetta materia prima seconda (ovvero riciclata o rigenerata), prediligere la categoria dell’uso a quella del possesso Secondo l’Ellen McCarty Foundation in Europa un auto sta ferma il 92% del suo tempo. Occorre immaginare nuovi modelli che prevedano la possibilità di condividere i beni.

Ma in questo modo i posti di lavoro si perderanno…
stesso studio, del 2016, ci dice che in realtà aumenteranno sia il Pil che i posti di lavoro. Alcuni mestieri vanno totalmente ripensati, penso alla rigenerazione e alla riparazione, altri verranno inventati (ad esempio per ‘pensare’ i beni come servizi), mentre aumenteranno di molto quelli legati alle manutenzioni. Inoltre c’è il tema del riciclo fatto in maniera adeguato e corretto per creare la ‘materia prima seconda’ (dalla plastica alla carta, dall’alluminio al vetro solo per citarne alcune). Poi c’è la prima categoria di lavoro che aumenterà, quella legata all’innovazione e a ricerca e sviluppo. Come creare da un carciofo la bio plastica? In questi ambiti ci sono spazi enormi ad alto valore aggiunto. Così come nella tecnologia della condivisione, attraverso il digitale. Questa trasformazione del lavoro farà crescere Pil e occupazione.

Lei ha fondato ‘Mercato circolare’. Di cosa si tratta?
‘Mercato circolare’ è una start up innovativa, una società benefit. La sua mission è creare ponti digitali e culturali tra imprese, cittadini e istiutuzioni attraverso una App che georeferenzia prodotti, imprese ed esperienze di cittadinanza circolare. L’utente, in questo modo, vede vicino a sè come fare a comprare ‘circolare’. Poi c’è il settore formazione e consulenza, sia per aziende che per istiutuzioni e ‘Blue Revolution’, uno spettacolo sull’economia circolare che è un evento divulgativo in sè, ma anche può anche essere inserito in un percorso.

Le piccole imprese come possono approcciare questo nuovo paradigma?
prima domanda da farsi è ragionare sulle categorie di rifiuto e di valore. Che flussi di rifiuto, produttivi, di energia, di competenze ho nella mia impresa?  Posso connettere quello che chiamavo rifiuto al concetto di valore? Tutto questo con dati certi, carte alla mano potremmo dire. Questo dà già una buona mappa per orientare il proprio biusiness. E ancora farsi domande sui fornitori, sulla logistica, sulla relazione col cliente… L’Unione Europea sta lavorando molto su questo cambio di paradigma e il mercato sta crescendo, perchè soprattutto i più giovani hanno la consapevolezza che il pianeta va rispettato. In tutto questo la filiera corta è uno dei valori principali e le piccole imprese hanno opportunità importanti, anche recuperando saperi e rivitalizzando settori (come quello del riuso e della rigenerazione) tramite la filiera corta del territorio. Non manderei ad aggiustare un telefono o una lavatrice a Singapore! Non si tratta di abolire il commercio internazionale, ma di far sì che, quando è possibile, si restringa il cerchio. Sapendo che ci sono cerchi globali per definizione.

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