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Tipografie: le nostre proposte al governo per rilanciare il settore

Anche le tipografie chiudono il 2020 con un calo del fatturato che si attesta intorno al 40% rispetto all’anno precedente. Il dato conferma le previsioni e lo stato di profonda crisi nel quale versa il settore, che deve misurarsi oltre che con una congiuntura sfavorevole, anche con una serie di dinamiche dipendenti dall’evoluzione dell’approccio del consumatore rispetto all’utilizzo della carta.

È evidente come tale fenomeno stia progressivamente costringendo gli stampatori ad un ripensamento dell’offerta per riposizionarsi sul mercato.

Le nostre proposte

La tematica della transizione ecologica, recentemente divenuta centrale nell’ambito dell’azione di Governo,  ha consentito a Lapam Confartigianato Comunicazione di avanzare alcune proposte per agevolare il passaggio delle imprese al ‘green’ con gli obiettivi di ridurre l’impatto ambientale delle loro attività e ricostruire la richiesta e il gradimento dei committenti.

A sostegno di questo percorso, la nostra associazione – in un documento di proposte recentemente inviato MISE – ha richiesto un incremento dei fondi da destinare all’economia circolare, da rendere disponibili attraverso misure strutturali atte a favorire lo sviluppo del mercato di materie prime seconde, suggerendo meccanismi di incentivazione basati, ad esempio, su fiscalità premianti (riduzioni o azzeramento della TARI), sgravi contribuitivi (IPREF), facilità di accesso al credito a tassi agevolati per le imprese circolari virtuose. Altro provvedimento invocato riguarda la riduzione al minimo degli ostacoli normativi relativi alla classificazione, al trattamento ed alla commercializzazione di materiali e sottoprodotti, evitando in tal modo di dover considerare la maggior parte delle tipologie di materiali di scarto come rifiuti.

Inoltre è stata riproposta l’introduzione di un sistema strutturale di incentivi (almeno per un biennio) per le imprese virtuose che preveda un meccanismo fiscale premiante per le imprese circolari che recuperano e riciclano i propri rifiuti ed incentivi in euro/tonnellate per la produzione di materie prime seconde.

Tali sollecitazioni sono state ribadite e rafforzate in occasione dell’audizione confederale sul Recovery Plan del 16 febbraio scorso, nell’ambito della quale è stato posto in evidenza come investire nell’economia circolare trasformando i rifiuti in risorse, allungando la vita dei prodotti e favorendo il riuso e il riutilizzo, significhi ridurre il consumo di materie prime naturali con conseguenti effetti positivi sull’ambiente.

In questa ottica è stato richiesto lo stanziamento di un quantitativo di risorse superiore a quello di circa 4,5 mld previsto nell’attuale bozza del Recovery Plan finalizzato alla creazione di un “ecosistema abilitante” che faccia da volano allo sviluppo delle imprese di ogni ordine, grado e dimensione – delle quali oltre il 60% sono imprese artigiane attive – interessate dai processi dell’economia circolare.

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