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L’Inflazione sale e frena la ripresa nel 2022, caos prezzi per le imprese

27 Gennaio 2022

La diffusione della nuova variante Omicron Covid-19, le interruzioni delle filiere globali associate al boom dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici hanno portato ad una inflazione più elevata del previsto, rallentando il ritmo della ripresa in corso. Questi e altri dati nel 17° report della nostra associazione che ha delineato le tendenze della turbolenza dei prezzi che sta coinvolgendo le imprese italiane.

Lo studio

Le previsioni del Fondo monetario internazionale ritoccano a +3,8% il tasso di crescita del PIL dell’Italia per il 2022. Queste sono in linea con le stime pubblicate venerdì 21 gennaio da Banca d’Italia, con un ribasso di 0,4 punti rispetto alle stime di ottobre.

Per le commodities energetiche il 2021 ha chiuso con un aumento, valutato in dollari, dell’82,0% su base annua, il tasso più alto degli ultimi 42 anni, il terzo dopo quelli degli shock petroliferi del 1974 e 1979. Le tensioni maggiori provengono dal gas, prima fonte di produzione di elettricità, la cui bolla sta pesantemente spingendo al rialzo i prezzi dell’energia elettrica: a dicembre 2021 il prezzo del gas europeo (TTF) registra un impressionante +709% rispetto a dicembre 2019. Il prezzo dell’energia elettrica di riferimento per la borsa elettrica a gennaio 2022 è 3,5 volte quello di un anno prima. Dinamica molto vivace anche per il gasolio per autotrazione che a gennaio 2022 cresce del 19,1% su base annua. Queste tendenze sui mercati energetici determinano a novembre 2021 un aumento del 78,1% su base annua dei prezzi delle importazioni di energia, da cui consegue, nei primi 11 mesi del 2021, un peggioramento su base annua di 14,0 miliardi di euro della bolletta energetica.

Forti le tensioni anche sulle commodities non energetiche i cui prezzi a dicembre 2021 crescono del 33,8% in ottica tendenziale; una diretta conseguenza è l’aumento dei prezzi delle importazioni al netto dell’energia che, a novembre 2021 aumentano dell’8,2% in ottica tendenziale.

La forte spinta sui costi, insostenibile in alcuni settori, sta riducendo i margini delle imprese e determina un rialzo dei prezzi alla produzione che a novembre 2021, al netto dell’energia, salgono dell’8,9%, un tasso di variazione mai rilevato dell’inizio della attuale serie storica nel 2001.

Le strozzature delle filiere globali, oltre a determinare l’allungamento dei tempi di consegna e la scarsità dei materiali – come evidenziato in una nostra recente analisi -, hanno determinato un forte impatto sul costo del noleggio dei container via mare, che a gennaio 2022 risulta ben 5,6 volte il valore pre-pandemia di febbraio 2020.

Le tensioni di prezzo sui mercati internazionali e sul settore produttivo, con un fisiologico ritardo, si ripercuotono sull’inflazione al consumo: a dicembre 2021 l’indice armonizzato dei prezzi al consumo in Italia sale del 4,2% in un anno, a fronte del +5,0% in Eurozona. In particolare quasi due terzi (64,9%) dell’aumento dei prezzi nell’Eurozona è determinato dai beni energetici, la cui domanda è tendenzialmente più anelastica. Con la spinta degli input produttivi, sta salendo anche l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, che è arrivata al 1,5% (dall’1,3% di novembre), un livello che non si vedeva da febbraio 2013. Segnali di rialzo provengono anche dai prezzi delle abitazioni che nel 2020 sono tornati a crescere, dopo tre anni in calo, e nel terzo trimestre del 2021 intensificano la crescita toccando il +4,2% in un anno.

Le previsioni delle autorità monetarie rimangono orientate ad una temporaneità delle spinte inflazionistiche: per la Banca d’Italia gli effetti di questi rincari sui prezzi al consumo dovrebbero esaurirsi verso la fine del 2022, secondo le previsioni pubblicate ieri dal Fondo monetario internazionale l’inflazione nelle economie avanzate sale dal 3,1% del 2021 al 3,9% del 2022 per poi flettere al 2,1% nei 2023. Una spinta persistente sui prezzi potrebbe accelerare il ritorno a politiche monetarie restrittive, con pesanti ricadute, come evidenziato da nostre recenti analisi, sulla domanda delle famiglie e l’attività delle imprese,

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