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L’imprenditoria femminile verso il 2021

Come noto gli effetti della pandemia si sono riverberati in modo pesante sulle donne, allargando ulteriormente i gap di genere e mettendo ancor più in evidenza le fragilità esistenti.

LE IMPRESE GESTITE DA DONNE in provincia di Modena sono 15.307, di cui 3.549 artigiane (il 23,2%) e in provincia di Reggio Emilia sono 9.998, di cui 2.592 artigiane (il 25,9%). Nell’artigianato femminile il 10,5% a Modena e il 14,2% a Reggio Emilia è composto da imprese gestite da giovani under 35, mentre il 20,4% a Modena e il 27,2% a Reggio Emilia è gestito da imprenditrici straniere.
I dati disponibili sulla demografia d’impresa vanno esaminati con cautela, come avverte Unioncamere, in quanto “a stabilire l’entità degli effetti prodotti nel 2020 dalla crisi pandemica sul tessuto imprenditoriale, come già rilevato, sarà peraltro utile attendere le risultanze del primo trimestre dell’anno in corso” (Unioncamere, 2021). Ciò nondimeno, confrontando il numero di imprese artigiane registrate nel 2020 rispetto a quelle del 2019 si rileva una maggiore difficoltà, per calo più accentuato, da parte di: imprese artigiane gestite da giovani, imprese gestite da donne di nazionalità italiana e imprese attive nel settore manifatturiero e dei servizi alle persone, cove si concentra il 46,7% delle imprese artigiane femminili modenesi e il 47% di quelle di Reggio Emilia.

I DATI SUL TREND DEL FATTURATO – rilevato attraverso il sondaggio web ‘Effetti crisi coronavirus sulle MPI’ realizzato a inizio febbraio 2021 a cui hanno partecipato circa 2.400 imprenditori e imprenditrici di MPI e imprese artigiane non commerciali di Emilia-Romagna e Lombardia – fornisce un’ulteriore conferma di quanto detto in premessa. Difatti la riduzione di fatturato 2020 rispetto a quello 2019 registrata dalle imprese femminili rispetto a quelle maschili risulta più pesante e pari al -27,7% (> rispetto al calo del 24,3% registrato in media da MPI gestite da uomini). Le motivazioni alla base di questa differenza di performance di impresa sono diverse, dalla maggior presenza di donne nei servizi, settore più colpito dalla crisi Covid-19, all’innalzamento del livello di difficoltà nella gestione di attività di cura e di attività lavorative, spesso sovrapposte. Quest’ultima motivazione trova ancora una volta conferma nei dati della survey di febbraio: le donne con difficoltà nella gestione dei tempi di cura sono anche quelle che hanno registrato diminuzioni di fatturato più pesanti nel 2020 pari al -29,7% (> rispetto al calo del -27,2% rilevato per le imprenditrici senza alcuna difficoltà rilevante nella conciliazione di tempi di vita e lavoro).

OCCUPAZIONE FEMMINILE – gli ultimi dati Istat ad oggi disponibili – che fanno riferimento al III trimestre 2020 – indicano 25 mila donne occupate in meno in Emilia-Romagna, metà delle quali lavoratrici indipendenti. Sono 13 mila le lavoratrici indipendenti in meno nel periodo luglio-settembre 2020 rispetto allo stesso periodo 2019, pari ad un calo del -8,2%. Sono 13 mila in meno anche le lavoratrici dipendenti, pari ad un calo del -1,7%.
Allargando l’analisi a livello settoriale si osserva un calo maggiore di occupate emiliano-romagnole nel comparto dei Servizi (-17 mila) seguito dal Manifatturiero (-11 mila), mentre le Costruzioni crescono in controtendenza (+2 mila). Il numero di dipendenti si contrae in misura maggiore nel settore Manifatturiero (-9 mila) e dei Servizi (-7 mila), mentre le indipendenti registrano una riduzione maggiore nei Servizi (-10 mila).

Sempre dati Istat, riferiti al 2019, danno evidenza di alcune DISPARITA’ DI GENERE che potranno influenzare in modo favorevole o sfavorevole la partecipazione delle donne nel percorso futuro di ripresa. A loro favore le donne emiliano-romagnole hanno il livello di istruzione, con una maggior quota di diplomate (72,8% donne vs 65,1% uomini) e laureate (40,1% donne vs 28% uomini) e di partecipazione alla formazione continua durante tutta la vita lavorativa (11,3% donne vs 9,5% uomini). Ciò nonostante, è maggiore la quota di lavoratrici dipendenti con bassa paga (8,9% donne vs 4,3% uomini), la quota di occupate sovraistruite (27,8% donne vs 25,4% uomini) e la quota di occupate a part time involontario (17,8% donne vs 5,3% uomini), da cui deriva, ma non solo, una retribuzione media annua inferiore di un terzo per le lavoratrici dipendenti (18.413 euro donne vs 27.485 uomini, con uno scarto del -33%).

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