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«Le zone franco urbane? Un rompicapo»

10 Dicembre 2015

Piccoli imprenditori e associazioni in coro: «Parametri poco chiari e troppi dubbi»

Raffiche di quesiti agli esperti, molti rimasti irrisolti. Il decreto attuativo del Ministero dello Sviluppo Economico sulle zone franco urbane, varato il 25 novembre scorso, ha le sembianze di un vero e proprio rompicapo.
dichiararlo sono i referenti delle associazioni di categoria riuniti sotto l'egida di Rete Imprese e i potenziali beneficiari delle disposizioni esentasse, per gli anni 2015 e 2016, cioè i piccoli imprenditori e artigiani dei centri del cratere e alluvionati.

Il Mise ha messo a disposizione 39,2 milioni, di cui 19,6 per l' esercizio 2015 e altrettanti per il 2016, ma il problema è come decifrare la legge, le modalità, le condizioni, i limiti di fruizione delle agevolazioni fiscali, senza contare che il concetto di microimpresa recepito dal Mise è diverso da quello previsto dalla Ue, «poi – commenta qualcuno – c' è un riferimento alle zfu dell' Aquila sulla contabilità separata, ma chi ci capisce?».

Così, ieri mattina, i tanti intervenuti a Mirandola, da più Comuni della provincia, al seminario sulle Zfu, coordinato dal dottor Pasquale Mirto, dirigente Settore Entrate dell' Unione Area Nord (presenti il presidente Ucman Alberto Silvestri, il direttore Anci Emilia-Romagna Gianni Melloni, Maria Rita Civolani, dirigente Agenzia Entrate di Bologna, e Federica Cantelli, funzionario Ufficio Gestione Tributi regione) se n'è andato con le idee ancora più confuse.

«Il Mise – spiega Stefano Fabbri, dirigente Lapam – chiede all' Agenzia delle Entrate di verificare l' applicazione delle zfu ma i parametri dell' uno e dell' altro ente sono differenti in materia di esenzione o agevolazione d' imposta.
problema – conclude Fabbri – è di natura tecnica e politica. Da quando è stata allargata la zfu ad altri Comuni, non previsti inizialmente, è stato inserito anche il concetto di codice d' attività».
Concetto, quest'ultimo, che ieri ha generato delusione.

«Sono escluso dall' esenzione, e non capisco perché, i requisiti li ho tutti», dice Marco Bonelli, agente assicurativo, libero professionista. «Sei fuori – replica il dirigente di una associazione – perché sei un libero professionista.
la manifattura è compresa».

Per il dottor Mirto, invece, «bisogna dare merito all'Agenzia delle Entrate, disponibile a collaborare, senza contare che a Roma è in corso un incontro con il Mise. I problemi – continua – sono di ordine applicativo, la Regione chiederà chiarimenti per le condizioni d' accesso ai contributi. Il termine per caricare le istanze delle imprese da inviare al Mise è il 31 marzo. Dubbi e incertezze irrisolti troveranno i tempi per essere spianati, tutto è migliorabile». L' auspicio è di tutti, «ma la legge è un vero rompicapo all' italiana» commentano in tanti all' uscita.

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