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Nel Frignano l’occupazione cresce ma in chiaroscuro: bene la meccanica, giù il turismo

Come sta l’occupazione nel Frignano? Meglio, ma ci sono indicatori contrastanti e, per certi versi, contradditori. Lo rivela una ricerca condotta dal nostro Ufficio studi su un campione, rappresentativo dei vari settori, di 208 imprese e circa 1.200 addetti tra fine 2013 e fine 2017, campione che comprende imprese dei dieci comuni dell’Unione, ovvero Fanano, Fiumalbo, Lama Mocogno, Montecreto, Pavullo, Pievepelago, Polinago, Riolunato, Serramazzoni, Sestola.

I settori che trainano l'occupazione

Cominciamo dalle buone notizie: il saldo occupazionale, tra l’ultimo giorno del 2013 e lo stesso giorno del 2017, è positivo per un +4,8%, a dimostrazione che l’occupazione, dopo anni di crisi pesante e stagnazione, è comunque ripartita. Ma, e questo è un primo segnale da osservare con attenzione, si tratta di occupazione per la stragrande maggioranza a tempo determinato, mentre i contratti a tempo indeterminato si contano sulle dita di una mano. Tra i settori economici fanno rilevare un saldo positivo autotrasporto, chimica, commercio, meccanica e panificazione; alimentazione, edilizia e gomma/plastica sono settori economici stabili sotto il profilo occupazionale; i settori negativi da questo punto di vista sono due, la grafica e soprattutto il turismo che rappresenta, in questa zona, un comparto molto importante.

La nostra ricerca, infatti, si focalizza sui due settori più importanti che presentano una divaricazione importante: da una parte il segno positivo della meccanica, con un balzo in avanti molto significativo del 30,8% sul campione di 45 imprese, un saldo positivo che è distribuito in modo uniforme sul territorio; dall’altra sul segno meno, altrettanto significativo del 31,8% del turismo sul campione che ha messo sotto i riflettori 22 imprese del Frignano, anche in questo caso il saldo negativo è distribuito uniformemente.

Il brusco calo del turismo è dovuto soprattutto ad alcune aree che non hanno adeguato la loro offerta a causa della mancanza di fondi da destinare agli investimenti, e dall’altra alle modifiche normative e nello specifico l’abolizione dei voucher. Infine questo lavoro fa notare un altro comparto che cresce, è quello del welfare (scolastico e socio sanitario) con una crescita significativa praticamente tutta di genere femminile.

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