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Condivisione e co-progettazione. Ecco come cambia il rapporto tra PA ed enti del terzo settore

Una parte fondamentale della società civile italiana, composta da enti non profit, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale, da alcuni anni è impegnata nelle trasformazioni imposte dalla riforma del Terzo Settore (D.lgs 117/2017). Mercoledì 23 giugno alle ore 17:00 ne parleremo in un webinar per comprendere come la riforma ha modificato i rapporti tra enti pubblici ed enti del terzo settore. Nel frattempo abbiamo raggiunto uno dei relatori dell’evento, Alceste Santuari professore associato all’Università di Bologna, dove insegna, tra gli altri, Diritto degli enti non profit e dei partenariati pubblico privati, per capire l’impatto di questi cambiamenti.

Professor Santuari cosa cambia nei rapporti tra enti del terzo settore ed enti pubblici?
«La novità è che la pubblica amministrazione condivide, dialoga, progetto con i corpi intermedi non da una posizione di “forza” ma quale partner. Non decide più ciò che va bene e male, quanti soldi dare e come. Ma concerta insieme agli enti del terzo settore formule innovative di co-progettazione e convenzioni che riguardano l’erogazione di servizi di particolare rilevanza sociale, in un’ottica che premi l’efficacia e l’efficienza. La PA è ora più che mai chiamata a dialogare con questi enti».

Lei ha supervisionato le linee guida sulla co-progettazione tra amministrazione comunale ed Enti del Terzo Settore del comune di Bologna, approvate nel mese di febbraio 2020. Cosa ha prodotto questo lavoro?
«Innanzitutto è stato un percorso innovativo per la metodologia seguita. Sono Linee guida elaborate in condivisone con tutti gli uffici competenti del Comune. Abbiamo voluto tenere buono quanto già esisteva ed allargato a tutti i potenziali soggetti non profit, quindi non solo agli ETS iscritti al Registro Unico introdotto dalla riforma, la possibilità di parteciparvi. In questo modo abbiamo rispettato l’autonomia regolamentare di cui godono tutti gli enti locali, lanciando un messaggio inclusivo al territorio: “anche se la riforma non ancora è conclusa, è possibile iniziare a collaborare insieme, fatevi avanti”».

È un modello replicabile altrove?
«Certamente. La co-progettazione ha una doppia anima. La prima è quella dalla PA, l’altra quella della società civile. L’iniziativa che porta alla sottoscrizione di un progetto o di un servizio sociale, può essere proposta sia dal pubblico che dagli enti del terzo settore. In questo modo si realizza l’ultimo comma dell’art.118 della Costituzione in cui si legge che Stato, Regioni, Città Metropolitana e tutti gli altri enti pubblici favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà».

Mi scusi ma non è semplicemente più conveniente per le casse pubbliche, affidarsi a chi eroga il miglior servizio al minor costo?
«Se fossi un malato di SLA e mi dicessero che la mia malattia sarà affrontata sulla base di AUSL che metteranno a bando le tecnologie e i servizi utili a curarmi sulla base del principio del massimo ribasso, io mi arrabbierei. E lei?».

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