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Mercato del lavoro durante la crisi da Covid-19

La crisi Covid-19 fa sentire i suoi effetti sul mercato del lavoro seppur ad oggi sostenuto da ammortizzatori sociali e blocco dei licenziamenti. Al II trimestre 2020 in Emilia-Romagna si sono persi 68 mila posti di lavoro, pari al -3,3%, calo superiore rispetto a quelli registrati durante la Grande recessione (2008-2010) dove si sono persi 43 mila occupati e durante la Crisi del debito sovrano (2011-2013) dove si sono persi 30 mila occupati. Il calo colpisce per lo più l’occupazione dipendente (-4,7%) e la componente femminile (-5,6%).

Lo tsunami pandemico ha comportato una maggior perdita di occupati per il settore manifatturiero esteso (che ha contribuito per il 66,7% al calo complessivo) e il settore dei servizi (59,3% del calo complessivo). In entrambi i settori il calo è superiore rispetto alle due passate recessioni in esame: il settore manifatturiero perde al II trimestre 2020 rispetto al II trimestre 2019 46 mila unità a fronte di -6 mila unità durante la grande recessione e di -31 mila unità durante la crisi del debito sovrano. Analogamente i servizi perdono 41 mila unità negli ultimi 12 mesi rispetto alle 18 mila in meno della grande recessione e alla crescita di 3 mila unità durante il periodo coincidente alla crisi del debito sovrano (2011-2013).

Gli effetti negativi sul mercato del lavoro sono dovuti anche alla forte contrazione delle nuove assunzioni: tra novembre 2020 e gennaio 2021 le previsioni di assunzione delle imprese con dipendenti dell’Emilia-Romagna scendono del -24,9% (dinamica in linea con quella nazionale).

Il paradosso si crea nel momento in cui per alcuni profili si rilevano quote significative di imprese che lamentano difficoltà nel reperirli sul mercato. Le più difficili da trovare a novembre 2020 sono: Operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche (63,3% imprese che lamentano la difficoltà), Operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici (52,8%), Conduttori di mezzi di trasporto (47,7%), Tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione (46,6%) e Operai nelle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori (44,6%).

Tra i segmenti maggiormente in difficoltà sul fronte lavorativo troviamo quello dei giovani. Nel Nord-Est si osserva come al II trimestre 2020 il numero di occupati under 35 è sceso del 5,6%, riduzione di 3,2 punti superiore rispetto al calo registrato per gli over 34 (-2,4%). Esaminando per ciascun settore la propensione ad assumere giovani under 30 e la difficoltà odierna, riscontrata a seguito della crisi Covid-19, nel recuperare i livelli di attività pre crisi si ottengono due evidenze: la prima è che uno dei settori tra i più propensi ad occupare giovani, quello dei servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici, è anche quello più in difficoltà nel recuperare livelli di attività pre crisi; la seconda è che uno dei settori più resilienti, quello dei servizi informatici, risulta appartenere alla platea dei comparti più propensi all’assunzione di under 30.

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