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La polemica degli imprenditori: «Lasciati soli per 30 anni ora dovete rimediare»

7 Ottobre 2015

«Ho i clienti che quando devono arrivare mi chiamano per chiedermi dov'è Mancasale. Ma com' è possibile? Mancasale è un polmone economico mica un polmone ecologico come il Campovolo ma siamo senza cartelli».

Ivano Bertolani è uomo di fabbrica, schietto e non avvezzo ai giri di parole. Per questo non gliele manda certo a dire agli amministratori in visita ieri nella sua azienda, la Jolly, specializzata in lampadari, che ha perso metà della forza lavoro con la crisi ma che continua a produrre per marchi come Brico dando da mangiare a 23 dipendenti.

«Qui a Mancasale ci hanno lasciati soli per anni. Ma ci sono tante piccole aziende che si attaccano a tutto per resistere – spiega Bertolani – Sono tutte ditte nate dal nulla che hanno offerto lavoro alla gente e credibilità al territorio, che hanno dato quella sicurezza che oggi viene a mancare anche nelle grandi società, basta guardare alla Cormo di Correggio, cooperativa ora in grande difficoltà. Noi imprenditori di Mancasale ci spolpiamo e cerchiamo di fare tutto il possibile non per sete di denaro ma perché siamo tutti nati dal nulla. Gli amministratori hanno approfittato della nostra buona volontà, ci hanno prosciugato. Ci hanno lasciati soli tanto tutti producevamo, tutti guadagnavano soldi, dipendenti compresi. Intanto ci facevano pagare le tasse, addirittura il passo carraio devo pagare. Mi fa piacere che siano venuti ma non fermiamoci qui».

«Questa è un' area industriale che si può ulteriormente sviluppare» spiega Denis Bedeschi della Crisden, seguito poi da Ivo Biagini, presidente degli artigiani della Lapam di Reggio Emilia: «Lavorare in una zona decorosa è un plus ma vi faccio una supplica: chi ci governa deve capire che dobbiamo poter lavorare con risorse ma anche con leggi e vincoli certi. Non possiamo svegliarci ogni giorno senza certezze. Non deve essere concesso vanificare gli investimenti dei privati». Non saranno certo i 2 milioni a lanciare Mancasale verso il futuro nel lungo periodo ma bastano per rimettere al centro la programmazione sul territorio. «A noi serve certamente maggiore sicurezza – ha esternato Renato Brevini, patron dell' omonimo gruppo industriale – perché sappiamo che quando i ladri ti entrano in azienda ti fanno dei gran danni. Da noi sono venuti più volte. Così come è importante la connettività. In quest' area industriale siamo stati lasciati solo per tanti anni. Ora le cose andranno meglio».

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