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Cattorini (Bi-Rex):“Sosteniamo l’innovazione aperta perché è la chiave per lo sviluppo di tutte le imprese”

Il punto per Stefano Cattorini, direttore di BI-REX è essenzialmente uno: rinunciare a un pezzo di egoismo competitivo per fare qualcosa di vantaggioso per tutti nel medio periodo. Una logica già applicata oltre oceano, dove la logica dell’open innovation, dell’innovazione aperta, è già sistema e che abbiamo approfondito in questa intervista, fatta in occasione dell’accordo siglato tra BI-REX e la nostra associazione.

Direttore Cattorini, come si inserisce la convenzione siglata con Lapam Confartigianato nella strategia operativa di BI-REX?
«È assolutamente in linea con il DNA di BI-REX. La missione di questo Competence Center, che si configura come consorzio pubblico-privato, è quella di accompagnare le imprese nel processo di innovazione e trasformazione digitale e il nostro primo riferimento è il territorio. Noi facciamo parte dell’ecosistema emiliano-romagnolo, molto ricco e innovativo, e questa ricchezza la mettiamo a disposizione delle PMI. Ecco come l’accordo sottoscritto con Lapam Confartigianato va proprio verso questa direzione».

BI-REX non è solo un laboratorio, ma un ecosistema dell’innovazione in cui i vostri 56 partner privati e pubblici collaborano per fare rete e rafforzare le filiere produttive della regione. Cosa troveranno le nostre imprese una volta entrati qui? 
«Troveranno soprattutto la rete messa a loro disposizione dai tre grandi fondatori di BI-REX: università, eccellenze della ricerca e grandi aziende. Il tutto coagulato e messo assieme grazie innanzitutto ad un catalogo servizi sviluppato su otto aree che vanno da quelli sulla Linea Pilota, a quelli sull’Orientamento e Formazione, fino a Progettazione, Accesso alla Finanza Agevolata e molto altro». 

Tutto qui in via Nanni Costa a Bologna?
«In buona sostanza sì. Per noi la sede di BI-REX è un one stop shop pensato affinché le PMI, possano trovare tutto quello che occorre per un processo di accompagnamento all’innovazione e alla trasformazione digitale. Quindi aule formazione e di sperimentazione sulla Linea Pilota, spazi di coworking per chi abbia necessità di una sede operativa all’interno di una struttura collegata all’ecosistema manifatturiero regionale. Infine troveranno noi: il capitale umano, le risorse, un team composto da 11 persone e da tutti i partner che animano la struttura». 

Con quali criteri avete selezionato le tecnologie della Linea Pilota? Sono tecnologie a misura di piccola impresa?
«Ogni competence center ha un focus: il nostro primo focus sono i big data accompagnati da advanced e additive manufacturing. Le sofisticate tecnologie qui presenti sono in grado di combinare questi tre mondi: tutti i processi eseguiti dalle macchine produttive, i dati, sono elaborati nel nostro data center locale e in cloud per contribuire a migliorare i processi e i prodotti. Ma non è tutto. Disponiamo anche delle altre tecnologie abilitanti: dalla robotica collaborativa e non, ai sistemi di machine learning, visual inspection e realtà aumentata. Disponiamo quindi di tutti i sistemi che permettono l’innovazione dei processi. Si tratta di un ambiente perfetto per le cosiddette attività di  “test before invest”, ovvero testare le tecnologie prima di implementarle all’interno dell’impresa».

In numerosi interventi lei insiste sul concetto di “Open innovation”. Può spiegarci perché?
«Perché credo si configuri come un’importante svolta culturale e strategica. La trasformazione digitale comporta necessariamente per le imprese un impatto trasversale e profondo, dall’organizzazione delle risorse umane alle varie fasi di produzione. Per le piccole e medie imprese queste funzioni possono essere concentrate sulle stesse persone, ma rimane la complessità che la digitalizzazione impone, che può essere governata solo attraverso una vera collaborazione tra pubblico, privato, mondo della ricerca e imprese stesse. Un concetto che i nostri partner, soprattutto industriali, hanno capito bene: se non crescono i loro fornitori ne soffre tutta la filiera. Ecco quindi che prendere il meglio da tante differenti esperienze è la chiave di volta per dare prospettive a tutte le imprese coinvolte». 

Un modello consolidato in altre parti del mondo. Penso a Germania e Stati Uniti…
«La partnership pubblico-privata dei Competence Center è un modello europeo già sviluppato in altri paesi. L’Italia lo ha “customizzato” adattandolo alla propria realtà fatta per il 90% da piccole eccellenze, pochi campioni nazionali della tecnologia e super eccellenze dell’università e della ricerca. Ecco, spingere tutti questi attori a lavorare assieme per un bene comune, cioè la crescita delle imprese, è la nostra missione».  

Come già fatto in altre occasioni, proporrete nuovi bandi alle PMI? Se sì quali iniziative saranno “premiate”?
«Da questo punto di vista possiamo affermare che abbiamo lavorato con grande intensità e siamo andati anche oltre rispetto a quanto prefissato. Abbiamo già lanciato e assegnato 3 bandi per un totale di 35 progetti che vedono il coinvolgimento di 88 imprese beneficiarie del cofinanziamento. Di fatto, abbiamo finito in due anni la dotazione che il MISE ci aveva dato per tre. Con il Ministero stiamo parlando di come rifinanziare questa tipologia di bandi e alcune risposte si trovano nel PNRR che il Governo ha presentato a Bruxelles: i Competence Center infatti hanno ruolo chiave nella futura fase di attuazione del PNRR, a sostegno di tutte quelle aziende interessate ad innovare i propri processi e prodotti». 

Chi è

Stefano Cattorini da marzo 2019 è il direttore generale di Bi-Rex. Con una specializzazione alla London Business School e più di recente in SDA Bocconi, è stato manager nella multinazionale Ericsson. 

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