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Lo “sconto in fattura” fa male alle imprese

La misura contenuta nel decreto crescita

L’Agenzia delle Entrate, con provvedimento del 31 luglio 2019, ha di fatto emanato le direttive per l’attuazione di quanto disposto dall’art.10 della legge 58/2019, cosiddetto “decreto crescita” approvato il 30 aprile e convertito in legge il 29 giugno scorso.
primo di agosto è quindi possibile, per i contribuenti che intendono avvalersi dell’agevolazione fiscale prevista per gli interventi di efficientamento o riqualificazione energetica (ecobonus) o di miglioramento/adeguamento sismico (sisma bonus), optare per il credito d’imposta anticipato (cosiddetto sconto in fattura), a patto che l’impresa esecutrice degli interventi dia la propria disponibilità a caricarsi il credito e detrarlo poi nei cinque anni successivi dalle proprie imposte.
’iter di approvazione della norma in questione è costellato di molteplici interventi che Lapam Confartigianato, direttamente e per tramite dell’associazione nazionale, ha promosso per contrastare il provvedimento. Vale la pena elencarli per cogliere il senso degli ultimi avvenimenti.

Le problematiche

Da subito è emerso il problema della capienza fiscale delle micro e piccole imprese che, nel caso fossero richieste di scontare il credito, per assecondare i propri clienti si sarebbero trovate ad esaurire la propria capienza fiscale in pochissimo tempo, oltre a patire un immediato problema finanziario di liquidità.
prima iniziativa è partita nel marzo scorso attraverso un’audizione in commissione parlamentare competente, durante l’iter di discussione e approvazione della legge, dove sono state espresse osservazioni contrarie nel merito della previsione di “sconto in fattura”, evidenziando problemi di condizionamento del mercato e della libera concorrenza a danno delle imprese del “sistema casa”.
, mentre veniva approvata la legge senza alcuna modifica all’art.10, è stato richiesto un parere all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust), che con parere immediato inviato al Ministero dello Sviluppo, confermava di fatto le critiche avanzate da Confartigianato, segnalando l’evidente sperequazione a danno delle piccole imprese dell’edilizia, dei serramenti e dell’installazione impianti, tutta a favore delle grandi imprese e delle multiutilities.

Il parere dell'Antitrust

Così ha sentenziato l’Antitrust: “… la norma, nella sua attuale formulazione, appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni”.
’ulteriore iniziativa ha visto i vertici di Confartigianato conferire urgentemente con il Sottosegretario al Ministero per lo Sviluppo Economico, On. Crippa, per chiedere interventi di modifica sostanziali all’art.10.
possiamo dire che le iniziative intraprese dall’associazione per contrastare lo sconto in fattura previsto per i lavori relativi a ecobonus e sismabonus, stanno ottenendo risultati.
Gruppi politici hanno raccolto l’allarme del sistema Confartigianato e delle categorie interessate, e si sono mossi per cambiare o abolire l’articolo 10 del Decreto Crescita.
di questi giorni le presentazioni in Senato di disegni di legge firmati dal Movimento 5 Stelle, da Forza Italia e dal Partito Democratico. Comune alle iniziative parlamentari la consapevolezza degli effetti negativi che il meccanismo dello sconto in fattura provoca sugli artigiani e sulle piccole imprese del sistema casa.

Si va dalle proposte di modifica alla norma per accelerare i tempi di utilizzo del credito d’imposta da parte delle imprese esecutrici dell’intervento, all’ipotesi di rimborso del credito fiscale accumulato dalle imprese stesse, fino alla proposta di abrogazione dell’articolo 10, ritenuto lesivo della libera concorrenza a danno delle micro e piccole imprese.
le motivazioni che ci hanno spinto a muovere fin dall’inizio le critiche al provvedimento: le imprese non possono essere chiamate a finanziare gli interventi di riqualificazione energetica. Se si vuole dare slancio al settore e contemporaneamente incentivare il processo di riqualificazione energetica e sismica del patrimonio immobiliare italiano, occorre che la norma sia a misura di micro e piccola impresa.

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