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Sistri: Almaviva e TIM, con Agriconsulting, si sono aggiudicate la gara

SISTRI: AGGIUDICATA LA GARA PER IL SISTEMA DI TRACCIABILITÀ

Almaviva e TIM, con Agriconsulting, si sono aggiudicate la gara per il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) indetta da Consip per conto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

La convenzione, del valore massimo di 260 milioni di euro, prevede l’affidamento in concessione per cinque anni, estensibili fino a sette, del Sistema che consente l'informatizzazione della tracciabilità dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani della Regione Campania.

Le attività oggetto della concessione prevedono la tracciatura dell’intero ciclo di vita del rifiuto attraverso i registri di carico e scarico, le schede di movimentazione (produttore e trasportatore), la registrazione dei percorsi, mediante lo svolgimento di servizi sia operativi, relativi anche alla gestione dei contributi, al supporto agli utenti e alla disponibilità di informazioni, sia strumentali, comprendenti attività quali la presa in carico del sistema, la gestione delle infrastrutture, la manutenzione e l’evoluzione del sistema informativo e il caring.

Per quanto riguarda il raggruppamento vincitore dell’appalto, Almaviva ha in carico la gestione e lo sviluppo delle applicazioni per l’informatizzazione degli adempimenti e la completa dematerializzazione del sistema, che realizzerà anche attraverso l’adozione della propria piattaforma per le soluzioni Big Data Analytics & Business Intelligence.

TIM implementerà e gestirà servizi di Cloud Computing offerti in modalità Infrastructure as a Service (IaaS) e Platform as a Service (PaaS) avvalendosi dei propri Data Center nazional. Fornirà, inoltre, tutti i servizi di Certification Authority, garantendone l’integrazione e l’evoluzione nell’ambito del sistema SPID per l’identità digitale. TIM, infine, gestirà tutti i servizi di tracciamento dei mezzi sfruttando le proprie competenze e quelle della società partecipata Way SpA.

Agriconsulting svilupperà le soluzioni applicative specializzate.

LA GESTIONE DEI PNEUMATICI FUORI USO

Nella Gazzetta Ufficiale n.131 del 8 Giugno 2011 era stato pubblicato il Decreto n. 82 dell' 11 aprile 2011 che regolamenta la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU), ai sensi dell’articolo 228 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n152, e successive modificazioni e integrazioni.

Il Decreto ha come obiettivo primario la gestione degli pneumatici fuori uso (PFU) al fine di ottimizzarne il recupero, prevenire la formazione dei rifiuti e proteggere l’ambiente. Sono esclusi dagli obblighi previsti dal presente decreto:

– gli pneumatici per bicicletta,
– le camere d’aria, i relativi protettori (flap)
– le guarnizioni in gomma,
– gli pneumatici per aeroplani
– aeromobili in genere.

Gli pneumatici fuori uso (PFU) sono gli pneumatici, rimossi dal loro impiego a qualunque punto della loro vita, dei quali il detentore si disfi, abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi e che non sono fatti oggetto di ricostruzione o di successivo riutilizzo.

Il decreto definisce le modalità operative e gestionali del sistema: chi sono i responsabili della gestione degli PFU, come vengono determinate quantità di PFU da gestire e i relativi contributi economici, chi riscuote i contributi ambientali e le modalità ripartire i costi di gestione, chi sono gli organi deputati al controllo e le sanzioni in caso di inadempienze.

Chi gestisce gli PFU

Sulla base del principio della “producer responsability” i responsabili del sistema sono i produttori e gli importatori di pneumatici, i quali:

– sono tenuti a raccogliere e gestire annualmente quantità di PFU (di qualsiasi marca) almeno equivalenti alle quantità degli pneumatici che hanno immesso nel mercato nazionale del ricambio nell'anno solare precedente, dedotta la quota di pertinenza degli pneumatici usati ceduti all'estero per riutilizzo o carcasse cedute all'estero per ricostruzione, calcolata sulla base dei dati ISTAT e in proporzione alle rispettive quote di immissione nel mercato nazionale;

– devono dichiarare, entro il 31 maggio di ogni anno, all'autorità competente sia la quantità e le tipologie degli pneumatici immessi sul mercato del ricambio nell'anno solare precedente sia le quantità, le tipologie e le destinazioni di recupero o smaltimento degli PFU provenienti dal mercato del ricambio e gestiti nell'anno solare precedente.

– devono, inoltre, provvedere ad inviare alla stessa autorità un rendiconto economico completo della gestione;

– possono gestire gli PFU sia direttamente sia attraverso gestori autorizzati di PFU. Nel caso in cui il produttore o l'importatore gestisce gli PFU attraverso gestori autorizzati, invia apposita dichiarazione all'autorità competente entro il 30 novembre dell'anno precedente. La durata dell'incarico al gestore ha una durata non inferiore ad un anno solare;

– possono adempiere agli obblighi sopra esposti anche attraverso la costituzione di strutture societarie dotate di autonoma personalità giuridica, di natura consortile con scopo mutualistico, che provvede ad ogni attività di gestione degli PFU, ivi inclusi gli obblighi di comunicazione e di rendiconto

– comunicano all’autorità competente, entro il 30 settembre di ciascun anno, le stime degli oneri relativi alle componenti di costo per l’anno solare successivo;

Chi determina l’importo del contributo ambientale

L’autorità competente, entro il 30 novembre del medesimo anno, individua l’ammontare del contributo ambientale, sulla base delle stime comunicate da produttori e importatori di pneumatici, e lo approva. Nelle fasi di commercializzazione del pneumatico, nel mercato del ricambio e di veicoli nuovi, il contributo è indicato in modo chiaro e distinto sulla fattura. Il contributo varia a seconda delle diverse tipologie degli pneumatici.

Chi riscuote il contributo ambientale

L’impresa che svolge attività di sostituzione/riparazione degli pneumatici applica il contributo che deve essere indicato in modo chiaro e distinto sulla fattura. Il contributo è, peraltro, differenziato per le diverse tipologie degli pneumatici.

Il contributo non si configura come un costo per l’impresa del comparto dell’autoriparazione/gommista, ma lo è solo per il cliente finale giacché esso è “inglobato” (ma separatamente indicato) nel prezzo del bene, e deve essere versato dal produttore/importatore degli pneumatici alla “struttura operativa associata”, o consorzio.

Gli pneumatici dei veicoli fuori uso

Il finanziamento di tale attività avviene per mezzo di uno specifico contributo per la copertura dei costi di raccolta e gestione: esso viene riscosso dal rivenditore del veicolo all'atto della vendita di ogni veicolo nuovo nel territorio nazionale ed è poi versato in un fondo appositamente costituito presso l'Automobile Club Italia (ACI), utilizzato per la copertura dei costi di raccolta e gestione degli pneumatici dei veicoli a fine vita.

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